Renderti conto che non vuoi vivere inseguendo cose che non puoi controllare, ma investire più tempo nelle relazioni, nelle amicizie, nell’amore e nella vita reale.
Pina Palau ha fatto della musica la sua scuola di vita. Farla e suonarla, oggi, per la cantautrice zurighese, significa acquisire maggiore chiarezza su quando sia necessario trattenere, quando fidarsi e quando, invece, lasciar andare.
Con il pensiero rivolto alle «tante persone che cercano costantemente di aggrapparsi alle cose così com’erano un tempo» e che non riescono «ad andare avanti, a sviluppare nuove idee», racconta a Confederation Music.
Il terzo album di Pina Palau è You Better Get Used to It (Mouthwatering Records), un diario che documenta una trasformazione innescata da una montagna russa sentimentale estrema che fa da cornice al disco. Nove canzoni come nove tappe esplorative di ciò che rimane di non detto tra due persone: confessioni, contraddizioni, domande. Il riferimento non va per forza alle relazioni, ma piuttosto a «quei momenti che, senza bisogno di parole, hanno comunque un grande impatto e un grande fascino», precisa.
Il disco è un percorso autocurativo musicale intrapreso per trasformare la frustrazione per schemi vecchi che non cambiano in nuovi colori sonori, per fare i conti le proprie incertezze e i propri dolori e trovare un nuovo senso di sé. Il cocktail sonico di Pina Palau è un blend di folk intimista e indie rock crudo, con il retrogusto americano di un’artista che ha radici negli Stati Uniti.


