Scale su scale

Super virtuosi o super vanitosi?

In rete abbondano video di musicisti che sfoggiano doti eccezionali allo strumento: dove sta il confine tra valore musicale e tecnica fine a sé stessa?

  • Un'ora fa
La diva del piano Yuja Wang

La diva del piano Yuja Wang

  • Imago / Newscom World
Di: Voi che sapete/RigA 

È da sempre uno dei temi più dibattuti fra gli appassionati di musica: meglio i super virtuosi, ovvero coloro che allo strumento infilano saliscendi di scale e si prodigano in sventagliate di note, o i musicisti un po’ meno tecnici ma capaci di trasmettere emozioni? Ad aggiungere elementi alla discussione ci si è messa pure la rete, con i tantissimi (e visualizzatissimi) video di veri e propri fenomeni, non importa se al piano, alla chitarra o altro, che hanno seguiti numericamente importanti.

Ma quanto tutto questo porta benefici al lato artistico? Quanto è invece pavonesco sfoggio fine a sé stesso? Questioni affrontate a Voi che sapete nella puntata che Claudio Farinone e Giovanni Conti hanno dedicato all’argomento.

Secondo Emanuele Arciuli, pianista, docente e divulgatore musicale, «la tecnica è un mezzo per raggiungere un obiettivo che è musicale», padronanza di gesti che non è tanto questione meccanica ma, piuttosto, è «legata alla qualità del suono». Volendo interpretare il concetto, doti che servano meno a stupire e più a regalare qualcosa di bello a chi ascolta. Rinforza il concetto il musicologo e critico musicale Giordano Montecchi, che vede virtuosità e grande musica fortemente interconnesse, anche quando le note sono pochissime, «e la tecnica è ciò che consente a queste poche note di diventare qualche cosa di indimenticabile».

Di fronte a questi prodigi del web, iperbolici, quasi cartooneschi nelle loro performance. Un approccio quasi «circense» che certamente giova allo spettacolo ma non deve prevalere sugli altri, «perché il vero virtuosismo della musica è penetrare il pensiero musicale, riuscire a restituire le ragioni di un compositore coniugate con le ragioni dell’interprete», osserva Arciuli. La questione si era già posta ai tempi di Paganini e di Liszt, quando i loro emuli invasero i palchi di tutta Europa, ricorda Montecchi nel sottolineare come il divismo esista da molto tempo e questa epoca di comunicazione pervasiva lo abbia solo gonfiato, rendendolo «strumento diabolico».

Nelle imperscrutabili dinamiche di internet, ciò che attira il pubblico non ha per forza a che fare con il valore musicale assoluto, riflette Arciuli. Un fattore di cui tenere conto, ma non l’unico, nella sua visione: serve anche affermare il principio per cui questo valore è indipendente dal numero di persone che se ne occupano, «altrimenti veramente andiamo alla catastrofe culturale». Non sono i numeri su YouTube, insomma, che fanno la musica (diciamo non solo, perché in qualche modo i numeri nella musica ci sono sempre entrati), ma quella sintonia, quelle emozioni che rendono un brano, un’esecuzione, un concerto momenti carichi di significato. Il virtuoso che non si specchia esalta tutto questo.

32:54
Matteo Mancuso

I super virtuosi

Voi che sapete... 09.03.2026, 16:00

  • © Matteo Mancuso Courtesy: matteomancuso.net
  • Claudio Farinone e Giovanni Conti

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