Per affrontare il prossimo Eurovision Song Contest con la debita preparazione, in questa serie passiamo in rassegna gli artisti in gara e le loro canzoni, tra scelte artistiche e un minimo di bio, che non guasta mai.
Grossomodo le categorie di canzoni in gara all’Eurovision le potremmo suddividere così: le ballate, qualche incursione trasversale e tanto, tanto danzerino. Proviamo a immaginare, anche chi tra noi non bazzica il dancefloor, un Eurovision senza eurodance: per dire che non si vive di sole ballad. Anche la 70ma edizione ci farà mulinare ritmicamente gli arti.
La Bulgaria festeggia il suo ritorno con Dara che, ed è lei a dircelo, è la Bangaranga. Che non è una parola bulgara ma deriva dal patois giamaicano: significa rivolta, tumulto e segna l’approdo di questa lingua all’ESC - questo per gli amanti della statistica. Niente Bob Marley, niente roots, ma un brano in cui le parti cadenzate e quelle più lanciate si rincorrono senza posa. Il resto è affidato alla presenza scenica di Dara, una che ne sa: è coach a The Voice of Bulgaria.
Dal Mar Nero all’Egeo, almeno per noi, è un attimo. La Grecia quest’anno punta su uno spettacolo - un’esperienza, come piace dire adesso - e manda in missione Akýlas. Ferto va dritta al punto, con un beat spinto che non sovrasta il messaggio del pezzo, chiaro fin dal titolo, “Porta qui”. Una critica alla nostra società del “tutto e subito”, ma anche il racconto personale del passaggio dalla povertà al successo, con gratitudine verso chi ci è sempre stato. Davvero tante cose in tre minuti e spiccioli di canzone, nel cui bridge riesce pure a infilare la ballata. Le atmosfere da videogioco evocate nel pezzo sono diventate un videogame vero e proprio. Pacchetto completo.
Già che siamo in zona “diamo un orecchio” anche a Georgia e Cipro.
Antigoni dà slancio alla sua Jalla grazie alle suggestioni mediterranee, in un pezzo per il resto perfettamente collocato nel pop. Il titolo in dialetto cipriota significa “di più”, e ripropone il tema dell’insaziabilità del desiderio, qui intesa come brama di ballo ed energia. Lei ha qualcosa di Shakira, che ha origini libanesi, quindi non lontano da Cipro. Forse è solo una suggestione, ma l’impronta si coglie.
Spunti etnici anche per Bzikebi, trio di Tbilisi che nel 2008 vinse l’Eurovision giovanile. In un certo senso sono di famiglia. La discesa nell’arena con i “grandi” avviene sulle note di On Replay, brano incentrato sul rivivere e il rivivere ancora che proprio nella ripetizione trova il suo sbocco.
Sarà la vicinanza della riviera romagnola e delle sue mitologiche discoteche, ma anche quest’anno San Marino farà ballare il popolo dell’Eurovision. L’anno scorso toccò a Gabry Ponte, quest’anno il compito è affidato a Senhit. La cantante italo-eritrea è una di casa: terza partecipazione per lei, dopo quelle del 2011 e del 2021. Un piccolo record.
Superstar ribalta la figura dell’idolo cucendola addosso a ognuno di noi: tutti possiamo brillare come superstar della nostra vita. A proposito di celebrità, nel gruppo di autori risalta la firma di Boy George, che nel pezzo offre un cameo vocale.
Completano la pattuglia della disco Tamara Živković (Montenegro), in vena di rinascite al fragor di cori nella sua Nova Zora (“Nuova alba”), ed Essyla (Belgio), che spinge Dancing on the Ice verso territori più electro.
L’Eurovision in tivù alla RSI
-LA2, 5 maggio, ore 22.15: showcase di Veronica Fusaro
-LA1, 12 e 14 maggio, ore 21: semifinali in diretta;
16 maggio, ore 21: finale in diretta dalla Wiener Stadthalle
LEGATO A “IL MATTINO DI RETE TRE” DEL 21.04.2026, ORE 7.30


