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Carceri svizzere al limite: Ticino in sovraccarico cronico

Con tassi di occupazione oltre il 100%, la Svizzera affronta un’emergenza carceraria che mina la rieducazione e la sicurezza. I nodi più spinosi: il dilemma delle sezioni femminili e l’allarmante numero di suicidi che posiziona la Svizzera solo dopo la Lettonia in Europa

  • Un'ora fa
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  • Ti-Press
Di: Alphaville/Mat 

Il sovraffollamento carcerario è una problematica sempre più pressante in Svizzera, con il Canton Ticino che si trova ad affrontare tassi di occupazione particolarmente elevati. Il penitenziario “La Stampa” registra un tasso di occupazione del 107%, mentre il carcere giudiziario “La Farera” raggiunge il 102%. Questa situazione di sovraccarico non è un fenomeno recente, ma si protrae da circa due anni, senza la consueta diminuzione estiva del numero di detenuti che in passato offriva un po’ di respiro al sistema.

A livello nazionale, il Centro Svizzero di Competenze in materia di Esecuzione e Sanzioni Penali (CSCSP) ha lanciato un allarme, evidenziando che i cantoni del concordato latino, che includono la Svizzera francese e italiana, sono in uno stato di sovraccarico permanente. Le detenzioni in Svizzera aumentano costantemente. La crescita della popolazione carceraria, pari al 25% dal 2000, è in linea con l’incremento demografico del paese. Tuttavia, le infrastrutture carcerarie sono aumentate solo dell’11% nello stesso periodo, creando un divario significativo tra la domanda e l’offerta.

Le disparità nel tasso di sovraffollamento tra le diverse regioni linguistiche sono notevoli. Mentre cantoni come Argovia e Zurigo mantengono tassi inferiori al 90%, Ginevra e Vaud superano il 110%. Questa differenza non è attribuibile a una maggiore criminalità in alcune aree, ma piuttosto a pratiche divergenti tra polizia, procure e autorità di esecuzione delle pene nelle varie regioni linguistiche.

Un aspetto particolarmente allarmante, emerso nel dossier curato da Barbara Camplani per Alphaville, è l’alto tasso di suicidi nelle carceri svizzere. Nel 2022, la media è stata di 20,2 detenuti ogni 10.000, un dato significativamente superiore alla media europea di 5,3. Questo posiziona la Svizzera al secondo posto in Europa per tasso di suicidi in carcere, superata solo dalla Lettonia. Questo fenomeno sottolinea l’urgente necessità di un’attenzione maggiore alla salute mentale dei detenuti e di programmi di formazione specifici per il personale carcerario.

Dossier: prigioni strapiene

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    • Barbara Camplani

Il sovraffollamento, come ricorda Stefano Laffranchini (direttore delle Strutture Carcerarie Cantonali del Ticino), ha un impatto considerevole sul personale carcerario, che è costretto a raddoppiare gli sforzi per garantire le attività quotidiane e mantenere condizioni di detenzione dignitose per i detenuti. Sebbene non vi siano ripercussioni dirette sulle condizioni dei detenuti in termini di attività e spazi vitali, la situazione crea una tensione generale più elevata all’interno delle strutture. In Ticino, per far fronte al sovraffollamento, si ricorre all’uso di celle non specificamente pensate per la carcerazione, soprattutto nel carcere giudiziario “La Farera”.

Un problema annoso e molto discusso in Ticino riguarda il ritardo nell’apertura del penitenziario femminile. Nonostante la struttura sia logisticamente quasi pronta e il personale formato, l’apertura è bloccata dalla mancanza di dieci posti per spostare gli uomini che attualmente occupano le celle destinate alle donne. Questo impedisce la creazione di una sezione femminile separata, costringendo le donne detenute a scontare le pene in un regime più restrittivo alla “Farera”, un carcere giudiziario, anziché in una struttura più adeguata per lunghe detenzioni come “La Stampa”.

Il sovraffollamento carcerario compromette la funzione rieducativa della pena e alimenta la recidiva. Studi scientifici rigorosi dimostrano che migliorare le condizioni di vita nelle carceri e offrire opportunità di reinserimento lavorativo sono fattori cruciali per ridurre la recidività e, di conseguenza, aumentare la sicurezza della società. Tito Boeri, direttore della rivista di economia Eco, sottolinea che un carcere puramente punitivo rischia di trasformarsi in una “scuola del crimine”.

Il CSCSP propone diverse soluzioni per contrastare il problema strutturale del sovraffollamento. Tra queste, la creazione di nuove capacità infrastrutturali e un maggiore coordinamento tra tutti gli attori del sistema penale svizzero. Il rapporto evidenzia inoltre la necessità di servizi e infrastrutture adatte a gruppi specifici di detenuti, come anziani, donne e persone con problemi di salute mentale, per garantire una cura adeguata e un reinserimento efficace.

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