Vlog, reportage, storie: Spam racconta in video di 7-10 minuti il mondo dei giovani della Svizzera italiana a 360 gradi. Tutte le puntate sono disponibili su PlayRSI.
Per chi studia, giugno non è l’inizio dell’estate. È il mese delle biblioteche piene, delle notti passate sui libri, dei caffè bevuti uno dietro l’altro e della sensazione, spesso opprimente, che tutto si giochi in poche ore. Che si tratti della maturità o della sessione universitaria, gli esami rappresentano uno dei momenti di maggiore pressione nella vita di uno studente. Non solo perché richiedono preparazione, ma perché finiscono facilmente per trasformarsi in qualcosa di più: un (presunto?) giudizio sul proprio valore, sulle proprie capacità, perfino sul proprio futuro.
Le scoperte di oggi non fanno che confermarne le teorie, formulate decenni e decenni fa
Forse è anche per questo che, ogni anno, insieme agli appelli e ai calendari degli esami, ricompaiono puntualmente le stesse storie. Albert Einstein accompagnato dalla scritta: “Era stato bocciato in matematica.” Thomas Edison definito dal suo maestro “troppo stupido per imparare”. Walt Disney licenziato perché “privo di immaginazione”. A volte si aggiungono Steve Jobs, Bill Gates o Isaac Newton. Cambiano i protagonisti, ma il copione resta identico: i grandi geni, prima di diventare tali, sarebbero stati studenti mediocri.
Sono storie perfette e, quasi sempre, false.
Albert Einstein non fu mai bocciato in matematica. Al contrario, era eccezionalmente dotato proprio in quella disciplina. È vero che, a sedici anni, non superò il primo esame di ammissione al Politecnico di Zurigo, ma le difficoltà riguardavano alcune materie della formazione generale, non certo la matematica o la fisica. Thomas Edison, a sua volta, non venne liquidato come “troppo stupido per imparare”: quella frase, ripetuta da decenni, è considerata dagli storici una ricostruzione romanzata. Anche Walt Disney è rimasto intrappolato in una leggenda: il celebre licenziamento per “mancanza di immaginazione” ha probabilmente un fondo di verità, ma è stato trasformato negli anni in una parabola morale molto più che in un fatto storico.
Storie false di cui, però, abbiamo bisogno.
Ogni società costruisce i propri miti. Non tanto per raccontare il passato, quanto per dare un senso al presente. E poche esperienze sono tanto universali quanto quella di sentirsi giudicati da un voto. Un esame dovrebbe misurare una prestazione. Eppure, soprattutto quando si è giovani, finisce spesso per sembrare un giudizio sull’intelligenza, sul talento e persino sul proprio valore.
È qui che nasce il bisogno di un Einstein bocciato in matematica. Non perché sia vero, ma perché è una storia che vorremmo fosse vera. Perché ci rassicura. Perché ci permette di credere che tra un voto e una persona esista sempre uno scarto, uno spazio che nessun registro e nessuna pagella riusciranno mai a colmare. E, soprattutto, che un brutto voto in matematica non ti impedirà di concepire la teoria della relatività.
Eppure, in un mondo in cui la performance faccia parte di un sistema più complesso ed equo dal punto di vista valoriale, forse di queste storie non avremmo così bisogno. Certo gli esami contano, lo studio conta e la preparazione conta. Ma nessuna valutazione riuscirà mai a misurare del tutto la curiosità, la creatività, la perseveranza o la capacità di reinventarsi.
Forse è proprio questo il motivo per cui, ogni giugno, Einstein viene bocciato ancora una volta. Non nella realtà, ma nell’immaginario collettivo. Per ricordarci che una prova può raccontare una giornata. Molto più difficilmente riuscirà a raccontare un’intera vita e il suo valore.

Gli anni giovanili di Albert Einstein
RSI Cultura 24.11.2025, 20:40








