Vlog, reportage, storie: Spam racconta in video di 7-10 minuti il mondo dei giovani della Svizzera italiana a 360 gradi. Tutte le puntate sono disponibili su PlayRSI.
Quando, qualche mese fa, ho sentito che Lugano è stata inserita tra le venti città più felici del mondo secondo l’Happy City Index 2026, mi sono posto una domanda. Da quasi vent’anni, tra giornalismo, comunicazione e progetti dedicati alle nuove generazioni, ho avuto l’opportunità di incontrare centinaia di giovani ticinesi, di ascoltarne aspirazioni, paure, sogni e progetti. E osservando il loro percorso, una costante mi ha sempre colpito: quanti, a un certo punto, decidano di partire. Ma perché partono?
Non si tratta necessariamente di una fuga. Anzi, fare esperienze fuori dal proprio territorio è spesso una straordinaria opportunità di crescita. Il punto è che molti di quei giovani non tornano: a centinaia, decidono di andare e trasferirsi altrove, ogni anno. La classifica sulla felicità di Lugano fa riflettere su un apparente paradosso: come si concilia l’immagine di una delle città più felici del pianeta con un territorio che continua a perdere una parte significativa delle sue energie più giovani?
Naturalmente, le classifiche misurano parametri come qualità della vita, sicurezza, servizi, mobilità, ambiente, salute. Tutti aspetti importanti nei quali Lugano, e più in generale il Ticino e la Svizzera italiana, ottengono risultati eccellenti. Ma chi lavora a contatto con i giovani sa che esistono altri indicatori, meno facili da quantificare, che incidono profondamente sulle scelte di vita.
Tra questi, a mio avviso, il più importante è quello delle opportunità professionali. Negli ultimi anni università e scuole universitarie professionali della Svizzera italiana hanno compiuto enormi passi avanti, diventando realtà riconosciute e competitive a livello nazionale e internazionale. Il problema è che spesso il mercato del lavoro non è cresciuto con la stessa velocità. Molti giovani terminano gli studi e scoprono che le posizioni più interessanti, le possibilità di carriera più ambiziose o gli stipendi più competitivi si trovano altrove. Spesso in Svizzera interna.
Chi studia ingegneria, economia, scienze dei dati, ricerca, comunicazione, tecnologie digitali o altre professioni altamente specializzate guarda inevitabilmente a Zurigo, Basilea, Losanna, Ginevra o all’estero. Non sempre perché desidera lasciare il Ticino, ma perché percepisce che altrove esistano più aziende, più investimenti, più innovazione e soprattutto maggiori prospettive di crescita nel medio e lungo termine. In altre parole, non è soltanto questione di trovare un lavoro, ma di trovare un percorso professionale capace di evolvere negli anni. Quello del lavoro e della crisi del lavoro, nella Svizzera italiana e soprattutto in Ticino, è sicuramente una prima importante chiave di lettura, da cui non si può prescindere.
Accanto a questo esistono poi altri elementi: l’offerta culturale, il tessuto urbano, gli eventi, le occasioni di incontro, gli spazi dedicati ai giovani, quella sensazione di fermento che spesso caratterizza le grandi città. Tutti fattori che contribuiscono a rendere un territorio attrattivo per chi si trova nella fase della vita in cui si sperimenta, si cambia, si costruiscono reti professionali e relazioni personali. Certo, ci sono realtà attive, giovani che provano a cambiare le cose, città che si muovono, ma la sensazione è che non sia abbastanza. Forse la vocazione turistica specifica della nostra regione mal si concilia con politiche giovanili che siano attrattive per tutto l’anno, e non solo nelle stagioni vacanziere?
In questo senso Lugano diventa una metafora dell’intera Svizzera italiana: un territorio nel quale si vive bene, ma che continua a confrontarsi con la difficoltà di trattenere una parte dei suoi giovani più qualificati. Ed è forse qui che si trova la vera sfida dei prossimi anni. Perché la qualità della vita è fondamentale, ma da sola non basta. I giovani non cercano soltanto un luogo piacevole in cui abitare: cercano un luogo in cui immaginare il proprio futuro.

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Radiogiornale 08.04.2026, 12:30
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Per questo la domanda che mi è venuta spontanea leggendo quella classifica non è stata se Lugano meriti o meno quel riconoscimento. Probabilmente sì. Mi sono chiesto piuttosto se la felicità di un territorio possa essere misurata soltanto dalla qualità del presente, oppure anche dalla sua capacità di offrire prospettive a chi dovrà costruirne il futuro. Perché una città davvero felice non è soltanto quella in cui si vive bene oggi, ma anche quella dalla quale i giovani non sentono il bisogno di partire per realizzare le proprie ambizioni.







