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Congelare la fertilità

Il congelamento degli ovociti offre nuove possibilità e ridefinisce la maternità contemporanea. Efficacia, rischi e narrazioni dell’egg freezing: tra libertà individuale e disuguaglianze sociali

  • Oggi, 08:00
congelamento ovociti
Di: Mat 

Negli ultimi anni il congelamento degli ovociti è diventato uno dei temi più discussi nella medicina riproduttiva. Spesso negletto, il procedimento è in realtà più efficace di quanto si creda, soprattutto se eseguito in giovane età. Ma accanto all’entusiasmo crescente non mancano dubbi, critiche e interrogativi etici.

Il nodo centrale è biologico: la fertilità femminile diminuisce con il tempo a causa dell’invecchiamento degli ovociti, non dell’utero. Le donne nascono con una riserva limitata di cellule uovo che, nel corso degli anni, si riducono in quantità e qualità. Questo declino è progressivo e inizia molto prima dei 35 anni, anche se diventa più evidente successivamente. Congelare gli ovociti significa, in sostanza, “bloccare” il tempo biologico di quelle cellule grazie alla vitrificazione, una tecnica che ne preserva l’integrità.

Se utilizzati in seguito, questi ovociti mantengono caratteristiche simili a quelle originarie. Ciò permette, almeno in teoria, di posticipare la maternità senza ridurre drasticamente le probabilità di successo. Tuttavia, qui emergono le prime criticità: il congelamento non è una garanzia. I tassi di successo variano molto in base all’età al momento del prelievo, al numero di ovociti raccolti e alla qualità delle strutture cliniche.

Una delle principali obiezioni riguarda proprio la narrazione “empowering” della procedura, cioè il modo in cui l’egg freezing viene presentato come uno strumento di libertà e controllo, capace di permettere alle donne di decidere autonomamente quando diventare madri senza essere vincolate dall’orologio biologico. Alcuni critici sostengono che questa lettura, fortemente incentrata sull’autonomia individuale, rischi però di semplificare il problema e di proporre il congelamento degli ovociti come soluzione personale a una questione in realtà sociale: la difficoltà di conciliare carriera e maternità. Offerto come benefit aziendale, rischia di spostare la responsabilità sulle donne invece di affrontare le rigidità del mercato del lavoro, i ritmi produttivi o la mancanza di politiche familiari adeguate.

Altri sottolineano il rischio di false aspettative. Anche se le tecnologie sono migliorate, il processo resta complesso: non tutti gli ovociti sopravvivono allo scongelamento, non tutti gli embrioni si sviluppano, e non tutte le gravidanze vanno a buon fine. Presentarlo come “assicurazione sulla fertilità” può dunque risultare fuorviante.

C’è poi una questione economica e di accesso. I costi, pur variabili, restano elevati e creano una disuguaglianza significativa: la possibilità di “comprare tempo biologico” è più accessibile alle donne con maggiori risorse. In questo senso, più che democratizzare la maternità, la tecnologia rischia di ampliare divari sociali già esistenti.

Eppure, ignorarne il potenziale sarebbe altrettanto riduttivo. Per molte donne, soprattutto quelle che non hanno ancora trovato un partner o che vogliono costruire una carriera prima di avere figli, il congelamento degli ovociti rappresenta una scelta concreta e liberatoria. Non elimina l’incertezza, ma amplia lo spazio decisionale.

In definitiva, l’egg freezing non è né una promessa miracolosa né un’illusione da smascherare. È uno strumento potente ma imperfetto, che va compreso senza semplificazioni. Più che promuoverlo o criticarlo in modo ideologico, la vera sfida è fornire informazioni corrette e permettere alle donne di scegliere in modo consapevole, dentro un contesto sociale che ancora fatica a sostenere davvero la maternità.

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Sempre meno figli, perché?

Prima Ora 12.06.2026, 18:00

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