Nel 2026, l’USI compie 30 anni. In questi tre decenni è riuscita a collocarsi nella top 50 delle università giovani e nella top 10 di quelle piccole a livello mondiale.
Dei quasi 5.000 studenti iscritti, tra i 130 e i 150 partecipano al programma di mobilità. Provengono da una ventina di paesi, attratti da un ateneo che promette qualcosa di diverso rispetto ai grandi campus metropolitani: classi ridotte, paesaggi curati, un’atmosfera che non intimidisce.
Ma ambientarsi davvero è un’altra storia.
Lugano, lo sappiamo, non offre una vera “big city life” e chi arriva entusiasta si scontra presto con una realtà più silenziosa: poche attività extrascolastiche, studenti che scompaiono subito dopo le lezioni, gruppi linguistici che tendono a restare chiusi su sé stessi. Non sono solo barriere comunicative: sono soprattutto abitudini.
È proprio da questo scarto tra aspettative e realtà che nasce il Buddy System. Da settembre 2025, dapprima lanciato dall’Erasmus Student Network — rete studentesca europea con oltre 500 sezioni locali — e poi supportato dallo stesso ateneo, l’idea è creare una struttura che la sola buona volontà individuale non riesce a garantire. E lo fa con un approccio insolito: non coppie, non mentori, ma gruppi.
Undici le squadre in questo semestre, ciascuna con studenti internazionali e locali guidati da due “buddies” di riferimento: uno legato all’USI, l’altro all’ESN.

Ogni incontro documentato con una foto vale punti; la presenza di tutti i membri ne vale di più, mentre le assenze penalizzano. Poi, a fine semestre, chi ha accumulato più punti (e memorie condivise) vince i Buddy Awards. Una competizione “sana”, dal tono quasi ludico, pensata per abbassare la soglia d’ingresso nell’humus del campus.
Spicca e colpisce la doppia vocazione del progetto. Gli studenti di mobilità trovano un aggancio immediato con la città, ma anche gli studenti locali, magari senza le risorse o l’occasione di partire in Erasmus, si ritrovano a fare un’esperienza internazionale senza muoversi da Lugano.
Spingere chi è già qui a frequentare davvero l’internazionalità che l’USI porta con sé ogni semestre: è questo uno degli obiettivi espliciti del programma.
E, a quanto pare, il format funziona. Antonio, dal Lussemburgo, tra i protagonisti del reportage, nelle sue prime settimane a Lugano aveva già partecipato a otto eventi. Tra i più riusciti lo “Speed Friending”, dove rompere il ghiaccio tra sconosciuti diventa così concreto e giocoso da rendere quasi impossibile restare in disparte.
Il calendario esiste. Eppure fatica a raggiungere chi ne avrebbe più bisogno. La proattività rimane una variabile che nessun sistema riesce a sostituire del tutto.
Organizzare quasi venti eventi al mese è un risultato, ma il vero obiettivo non è il numero: lo sono il come e il perché.
Le premesse ci sono tutte: spazi, occasioni, persone. Non sempre visibili. Basta non lasciarsele scappare.

USI e SUPSI sotto la lente
Modem 20.04.2026, 08:30


