Emergenza

Il mondo invisibile che ci tiene in vita

La biodiversità microbica sta crollando nell’indifferenza generale. Eppure da questi organismi invisibili dipendono ossigeno, clima, salute e stabilità degli ecosistemi

  • 7 aprile, 08:00
  • 7 aprile, 09:11
Ghiacciaio Rodano.jpg
  • Keystone
Di: Mat Cavadini 

La conservazione della biodiversità continua a concentrarsi su ciò che vediamo: foreste, coralli, grandi mammiferi. Ma il vero sistema di supporto della vita sulla Terra è altrove, in un universo microscopico che regola l’ossigeno che respiriamo, il carbonio che assorbiamo e la stabilità degli ecosistemi. È un mondo invisibile, ma decisivo per la sopravvivenza di tutto ciò che consideriamo “natura”.

I microbi producono metà dell’ossigeno terrestre, guidano i cicli biogeochimici, stabilizzano i suoli e influenzano persino la formazione delle nuvole. Sono la forma di vita più abbondante del pianeta dopo le piante. Eppure, mentre proteggiamo specie iconiche, non esiste una Lista Rossa per i microbi né programmi globali per monitorarne il declino. La loro perdita avviene in silenzio, senza immagini simboliche né campagne emotive.

Molti microbiomi stanno collassando senza che ce ne accorgiamo. Il riscaldamento degli oceani riduce le popolazioni che producono ossigeno. La diminuzione della diversità microbica intestinale nelle società industrializzate è collegata a disturbi immunitari e a un’alterazione del ciclo del carbonio. E ciò che scompare non torna: il 99% dei microbi non può essere coltivato in laboratorio, quindi non possiamo «ricrearli».

La fusione accelerata dei ghiacciai aggiunge un ulteriore livello di rischio. Questi ambienti ospitano comunità microbiche uniche, spesso mai studiate, che potrebbero contenere soluzioni mediche o ecologiche oggi impensabili. Quando un ghiacciaio scompare, scompare anche tutto ciò che custodiva.

Anche il microbioma umano è in rapido declino. Le caratteristiche della vita moderna — antibiotici, cesarei, alimentazione industriale, iper-igiene — hanno ridotto drasticamente la diversità microbica del nostro corpo. Per questo sono nate iniziative globali che mirano a conservare ecosistemi microbici completi, dalle comunità intestinali agli ambienti naturali minacciati.

A livello internazionale si stanno muovendo i primi passi per includere i microbi nelle strategie di conservazione, con gruppi dedicati alla creazione di biobanche, alla mappatura degli hotspot microbici e alla definizione di criteri per una futura Lista Rossa. È un progresso importante, ma non risolve la questione centrale: cosa significa conservare i microbi? Una specie? Una funzione ecologica? Un’intera comunità?

La loro evoluzione rapidissima e la capacità di scambiarsi geni rendono difficile definire cosa sia davvero «una specie». Le comunità microbiche possono riprendersi dopo un disturbo, ma non necessariamente con gli stessi organismi. La domanda diventa allora: ci interessa la continuità biologica o quella funzionale?

Nonostante queste complessità, cresce l’idea che i microbi meritino una considerazione morale. Se la nostra etica ambientale si è estesa agli animali e agli ecosistemi, escludere i microbi solo perché invisibili è incoerente. Sono loro a sostenere ogni forma di vita: senza di noi, il pianeta continuerebbe; senza di loro, cesserebbe.

La loro invisibilità li rende facili da ignorare, ma è proprio questa invisibilità a rendere urgente un cambio di prospettiva. Proteggerli non è un gesto di altruismo ecologico: è un atto di sopravvivenza.

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