Scienza e arte

Ascoltare l’invisibile

La sonificazione trasforma numeri, misurazioni e fenomeni invisibili in paesaggi sonori: un linguaggio nuovo che unisce scienza, tecnologia e arte, permettendoci di “ascoltare” stelle lontane, cambiamenti climatici e persino segnali biologici

  • 2 ore fa
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Di: Clara Caverzasio 

Immaginate di poter percepire il battito di una stella lontana, ascoltare il cambiamento climatico o riconoscere un’anomalia cardiaca semplicemente tendendo l’orecchio. Non è fantascienza: è la sonificazione, una tecnica che trasforma i dati in suoni e che sta cambiando radicalmente il modo in cui comprendiamo la realtà.

La traduzione di dati in segnali acustici è una pratica sempre più rilevante nel panorama contemporaneo, a cavallo tra scienza, tecnologia e arte. Se la visualizzazione tradizionale affida a grafici e immagini il compito di rendere leggibili le informazioni, la Data Sonification utilizza l’udito, aprendo un canale percettivo diverso e, per certi aspetti, sorprendentemente più efficace.

Il nostro sistema uditivo possiede infatti caratteristiche uniche: è in grado di cogliere con estrema precisione variazioni temporali, riconoscere pattern complessi e integrare più dimensioni contemporaneamente. Un suono può trasmettere informazioni diverse attraverso l’altezza, l’intensità, il timbro e la posizione nello spazio. Inoltre, a differenza della vista, l’udito è “sempre attivo”: ci permette di monitorare dati anche mentre siamo impegnati in altre attività, senza dover fissare uno schermo.

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"Ultratronics" di Ryoji Ikeda, Noton (dettaglio di copertina)

"Ultratronics"

La Recensione 23.02.2023, 10:35

  • discogs.com/Ryoji-Ikeda-Ultratronics

Non è un caso che questa tecnica trovi applicazione quotidiana in segnali elementari, come l’allarme di un dispositivo medico o gli avvisi in una cabina di pilotaggio. Tuttavia, è nella ricerca d’avanguardia che la sonificazione svela il suo potenziale rivoluzionario. Uno dei campi d’elezione è l’Astronomia. Lo spazio è sostanzialmente silenzioso, poiché privo di un mezzo che trasmetta onde sonore, ma gli oggetti celesti emettono enormi quantità di dati sotto forma di radiazioni. Tradurre questi segnali consente di “ascoltare” il cosmo.

Progetti della NASA hanno trasformato immagini di nebulose in sequenze sonore, mentre l’osservatorio LIGO ha reso celebri le onde gravitazionali attraverso un breve “chirp”, il cinguettio che rappresenta la fusione di due buchi neri. In Italia, spicca il lavoro di ricercatori come Sandro Bardelli, astronomo dell’INAF di Bologna. Nel progetto SoniCosmos, insieme a Claudia Ferretti, Giorgio Presti e Maurizio Rinaldi, Bardelli ha creato una “sinfonia” basata sui dati di ventimila galassie. Parametri come massa e luminosità vengono associati ad altezza e intensità, restituendo in pochi secondi la complessità di un dataset altrimenti illeggibile.

Ma la portata della sonificazione va ben oltre le stelle. In ambito ambientale si sta rivelando uno strumento politico e comunicativo senza precedenti. La perdita di massa dei ghiacciai può essere resa con una nota che cala nel tempo; l’aumento della CO2, con sequenze sempre più acute e dissonanti. “Ascoltare” questi dati produce un impatto emotivo più forte di un grafico: il cambiamento climatico diventa udibile, e quindi terribilmente concreto.

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Il Disinformatico Story: Vedere con i suoni, le origini radioattive della “sonificazione”

RSI Il Disinformatico 27.08.2021, 12:30

Applicazioni analoghe si trovano in biomedicina, dove gli elettroencefalogrammi possono essere “ascoltati” per individuare anomalie cliniche, o nella biologia molecolare, dove le sequenze di DNA vengono trasformate in melodie per studiarne le proprietà. Oltre alla scienza, la sonificazione ha aperto strade nell’arte contemporanea, con le installazioni immersive di artisti come Ryoji Ikeda, che trasformano i dati in pura esperienza estetica.

Questa duplice natura — scientifica e creativa — è il punto di forza della disciplina. Da un lato offre agli scienziati sintesi immediate; dall’altro è un potente strumento di inclusione. Per le persone ipovedenti o non vedenti, la sonificazione garantisce l’accesso a informazioni che altrimenti resterebbero confinate nella tirannia delle immagini.

Naturalmente, serve cautela: i suoni non sono intrinseci ai fenomeni, ma sono il frutto di una traduzione che implica scelte arbitrarie. Eppure, nonostante i limiti, la sonificazione si afferma come un linguaggio nuovo. In un mondo dominato dai big data, trasformarli in suoni significa renderli non solo comprensibili, ma esperibili. Ascoltare un fenomeno significa avvicinare la scienza alla percezione quotidiana, aprendo prospettive inedite per la conoscenza e, forse, per sviluppare una nuova, urgente sensibilità ecologica.

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