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Siamo a Malvaglia, un paese tranquillo incastonato tra le montagne della bassa Valle di Blenio. I rumori che si sentono passeggiando per strada sono quelli dei campanelli delle caprette, dello scorrere del fiume Orino o di una risata in lontananza proveniente dal bar del paese. È il weekend di Pentecoste però, nella zona “Al Boschetto”, a trasformare questa idilliaca tranquillità in un vero e proprio villaggio dedicato a musica, festa e convivialità.
Il Sun Valley Festival è un open air che esiste da quindici anni, nato quasi per gioco dall’idea di Damiano Notari e Manuel Sassella. All’epoca i due fondatori, malvagliesi doc, suonavano in una band e, durante una delle edizioni delle storiche “40ore”, avevano deciso di improvvisare un concerto in mezzo alla strada. Così, da quella che era un po’ una boutade prende forma un’idea, quasi un sogno: perché non provare a organizzare un vero (piccolo) open air a Malvaglia?
Le prime edizioni portano ancora il nome dell’evento originale, ma con il tempo gli organizzatori sentono il bisogno di creare qualcosa che rappresenti davvero la valle e la sua identità. Così nasce il nome Sun Valley Festival, un omaggio diretto proprio alla Valle del Sole. Negli anni il festival cresce insieme al suo pubblico: se all’inizio sono soprattutto i ragazzi della stessa generazione degli organizzatori a frequentarlo, in seguito riesce a richiamare persone di tutte le età, da tutti gli angoli della Svizzera italiana, della Svizzera, e anche visitatori provenienti dall’estero.
Dietro all’organizzazione del festival, così come del carnevale malvagliese, c’è da sempre l’associazione no profit Asilo Beach, nata nel 2005 e composta da nove membri di comitato. L’obiettivo non è soltanto costruire un grande evento musicale, ma anche valorizzare la regione, sostenere i progetti locali e favorire l’incontro tra generazioni attraverso una proposta culturale accessibile e aperta a tutti. Una macchina organizzativa enorme, fatta di logistica, sicurezza, imprevisti e mesi di lavoro spesso invisibili al pubblico.
Michelle Grata, responsabile comunicazione e marketing del festival, spiega come il grande lavoro di coordinamento entri in funzione già da Natale: circa sei mesi di preparazione. Ogni settore lavora in modo quasi autonomo, dalla comunicazione alla logistica, dalla sicurezza alla cucina, passando per musica, bar, ticketing e gestione dei volontari, ed è proprio grazie a questa struttura flessibile e al tempo stesso coesa, che tutto confluisce in un’unica organizzazione condivisa. Durante il festival vengono infatti coinvolte oltre 200 persone volontarie, una realtà costruita negli anni che permette alla manifestazione di crescere mantenendo però una forte dimensione comunitaria.
Tra gli aspetti più complessi c’è l’offerta musicale. Elia Bazzi, direttore artistico, spiega come negli ultimi anni sia diventato sempre più difficile incastrare budget, disponibilità degli artisti e gusti del pubblico. Il lavoro parte da una lunga selezione di nomi potenzialmente raggiungibili e prosegue con la costruzione di un’identità coerente per ogni serata, cercando di dare una linea che funzioni e che possa far divertire le persone. A differenza di festival molto settoriali, il Sun Valley non si lega a un unico genere musicale: l’obiettivo è proporre una lineup accessibile e trasversale, capace di coinvolgere pubblici diversi senza risultare troppo di nicchia, in modo che chiunque arrivi possa trovare qualcosa che gli piaccia. Ed è proprio questa attenzione all’esperienza complessiva che ha permesso al festival di crescere negli anni.
La musica resta fondamentale, ma l’obiettivo è soprattutto quello di costruire un vero e proprio villaggio. Damiano Notari, vicepresidente e responsabile strutture e scenografie, racconta come questa visione si traduca nella cura della zona camping, nelle decorazioni e negli spazi condivisi, pensati per far vivere alle persone qualcosa che vada oltre il semplice concerto. Una scelta maturata anche dalla consapevolezza che portare grandi nomi internazionali è diventato sempre più complicato: negli ultimi anni i cachet degli artisti sono aumentati al punto che, per un festival come questo, sarebbe impossibile sostenerli senza rinunciare all’idea di evento alla portata di tutti che lo ha sempre contraddistinto. Per questo la priorità rimane offrire musica di qualità e un’atmosfera capace di far sentire il pubblico parte di qualcosa di più grande.
Per molti dei volontari, il Sun Valley non è soltanto un evento da organizzare, ma un progetto cresciuto con loro nel tempo, quasi una parte della propria identità. Il neopresidente Eliano Tami spiega come da ragazzo osservasse i più grandi lavorare insieme, divertirsi e costruire qualcosa per il paese, fino a quando ha iniziato anche lui a dare una mano entrando progressivamente nel progetto.
E forse è proprio questo il segreto del Sun Valley: non soltanto la musica, i concerti o le migliaia di persone arrivate in valle, ma l’idea che, almeno per tre giorni, un’intera comunità riesca a trasformare un prato tra le montagne in quel sogno che più di dieci anni fa era iniziato da due amici che si sono messi a suonare in mezzo a una piazza di un paesino in Valle di Blenio.




