Nel cuore del Festival della Natura, che festeggia i suoi dieci anni con centinaia di eventi in tutta la Svizzera, emerge un tema tanto tecnico quanto profondamente etico: la compensazione della biodiversità. Ne ha parlato, ad Alphaville, Ludovico Giacomo Conti, dottorando in Etica Ambientale all’Università della Svizzera italiana, relatore di un incontro dal titolo volutamente provocatorio: Una renna per una turbina eolica.
«La prima parte del titolo vuole essere provocatoria», spiega Conti, «ma non mira a demonizzare le rinnovabili». Piuttosto, invita a guardare in faccia un dato spesso rimosso: anche la transizione energetica ha un costo ambientale e sociale. La costruzione di una turbina eolica, ad esempio, richiede grandi quantità di acciaio e terre rare, la cui estrazione può avere un impatto significativo sugli ecosistemi locali. «In alcune aree, come il nord della Svezia, queste attività possono avere conseguenze sulla fauna, come le renne», osserva. «Si crea così uno scambio paradossale: perdere delle renne per costruire una turbina».
È proprio qui che entra in gioco la compensazione della biodiversità, uno strumento che si basa su un principio apparentemente semplice: «un’unità di biodiversità persa da una parte può essere compensata creandone una dall’altra». L’obiettivo è raggiungere un equilibrio a “somma zero”, senza perdite nette. Ma dietro questa logica si nascondono interrogativi cruciali.
Da un lato, l’impatto delle attività estrattive è tutt’altro che trascurabile: deforestazione, consumo d’acqua, inquinamento e disturbo degli habitat. Dall’altro, la stessa compensazione rischia di produrre nuove disuguaglianze. «Si possono creare ingiustizie geografiche ed intergenerazionali», sottolinea Conti, «con aree sacrificate e altre iperprotette».
Il problema non è solo spaziale, ma anche temporale. «Se abbatto un ettaro di bosco, anche se lo rimpianto, serviranno 30 o 40 anni prima che diventi maturo come quello perduto». Chi subisce il danno, quindi, non coincide con chi beneficerà della compensazione, aprendo questioni etiche difficilmente risolvibili con semplici strumenti di mercato.
Eppure, la risposta non può essere un rifiuto della transizione energetica. «Dobbiamo evitare i due estremi», avverte Conti, «pensare che la transizione sia senza impatti o usarli per bloccarla». Le energie rinnovabili restano, nel complesso, meno dannose dei combustibili fossili, ma non per questo esenti da criticità.
Il nodo, allora, è culturale e politico prima ancora che tecnico: «il punto non è scegliere tra protezione della natura e transizione ecologica, ma capire come renderla più giusta e meno distruttiva». Una sfida che impone di interrogarsi collettivamente sui limiti da porre e sui compromessi accettabili.
Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità, la compensazione della biodiversità appare così come uno strumento ambivalente: utile, ma non neutrale; promettente, ma carico di paradossi. Ed è proprio in questa complessità che il Festival della Natura invita a sostare.
Una renna per una turbina eolica
Alphaville 20.05.2026, 11:05
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