Ostracismo

L’Occidente e la censura antirussa

Dai programmi universitari ai palcoscenici, la russofobia colpisce la cultura e lo sport. Ma ogni censura è un boomerang: più si vieta, più cresce la curiosità. E l’Occidente, nel difendere la libertà, rischia di perderla

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Guy Mettan, Russofobia. Mille anni di diffidenza (estratto copertina)

Guy Mettan, Russofobia. Mille anni di diffidenza (estratto copertina)

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Di: Mat Cavadini 

C’è un filo che lega la cancellazione di Dostoevskij dai programmi universitari, l’esclusione degli atleti russi dalle Olimpiadi e la sospensione di concerti di Čajkovskij: un filo che si chiama russofobia. Non è più Mosca a tagliare i romanzi di Bulgakov, ma l’Occidente che si erge a censore, convinto di purificare la propria coscienza attraverso l’espulsione del “nemico politico”.

A scanso d’equivoco (in questo momento di manicheismi giustapposti) è forse necessario sottolineare che queste riflessioni non intendono esprimere alcunché sulla guerra in corso né sui conflitti passati. L’analisi qui proposta riguarda esclusivamente le dinamiche culturali, sociali e simboliche legate alla percezione della Russia e dei suoi artisti.

A questo proposito, va osservato che la russofobia contemporanea si sta trasformando in un rito collettivo che tende ad accanirsi sulla Russia, trasformandola in simbolo negativo, funzionale a consolidare un’identità fragile. Di recente in Italia, il convegno “Russofobia, russofilia, verità” a Torino è stato annullato per pressioni politiche e poi riproposto altrove, con un pubblico raddoppiato. La censura, come sempre, ha avuto l’effetto opposto: moltiplicare l’interesse.

Sul piano artistico, la foga morale ha portato a cancellazioni che confondono popolo e governo. Si è arrivati a sospendere lezioni su Dostoevskij, come se la letteratura fosse complice di un’invasione. È un paradosso: l’Occidente che si vanta di libertà culturale finisce per imitare i metodi che attribuisce al Cremlino. La censura diventa specchio, e nello specchio vediamo la nostra stessa paura.

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Guy Mettan, Russofobia. Mille anni di diffidenza (estratto copertina)

Russofobia e diffidenza

Laser 23.01.2017, 10:00

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Cenni storici di russofobia

XI secolo – Dopo il Grande Scisma del 1054, la Russia ortodossa viene percepita come “altro” rispetto al mondo cattolico romano. Nascono diffidenze religiose e culturali.
XIX secolo – Durante la Guerra di Crimea (1853-1856), Gran Bretagna e Francia dipingono la Russia come minaccia all’equilibrio europeo. La propaganda la descrive come arretrata e autoritaria.
1917 – La Rivoluzione bolscevica rafforza la russofobia: la Russia diventa simbolo del pericolo comunista per l’Occidente.
1947–1991 – In piena Guerra Fredda, la russofobia si trasforma in propaganda sistematica. L’URSS è vista come nemico ideologico e militare. Film e media consolidano l’immagine del “russo cattivo”.
1991 – Dopo il crollo dell’URSS, la russofobia non scompare. La Russia è spesso descritta come arretrata o autoritaria, nonostante l’apertura al mercato globale.
2014 – La crisi ucraina e l’annessione della Crimea riaccendono forti sentimenti anti-russi. L’UE e gli USA impongono sanzioni, mentre cresce la diffidenza culturale e politica.
2022 – L’invasione dell’Ucraina porta a un’ondata di russofobia senza precedenti: artisti, sportivi e istituzioni culturali russe vengono esclusi da eventi internazionali.

Lo sport, proclamato neutrale, è diventato terreno di sanzioni. Atleti e squadre russe sono stati esclusi da gran parte delle competizioni internazionali. Le Olimpiadi di Parigi 2024 hanno visto l’assenza forzata di molti russi, contraddicendo la Carta Olimpica che proclama lo sport come diritto universale. Ancora oggi in moti sport possono gareggiare solo come “neutrali individuali”: senza bandiera, senza inno, senza patria.

In tutta Europa l’ostracismo antirusso tra il 2022 e il 2024 ha colpito teatri, festival e istituzioni culturali: dalla Germania, che ha interrotto le collaborazioni con direttori e soprani russi, all’Austria, che ha discusso se escludere voci celebri dai palcoscenici di Salisburgo. In Svizzera, città come Zurigo e Basilea hanno sospeso concerti e ridotto la programmazione di repertorio russo, mentre il Lucerna Festival ha limitato la presenza di artisti percepiti come vicini al Cremlino. In Italia questo ostracismo è proseguito anche nel 2025: a giugno il baritono russo Ildar Abdrazakov non ha cantato nel Don Giovanni all’Arena, escluso dalla programmazione per le sue presunte vicinanze al Cremlino, a luglio il concerto del direttore Valerij Gergiev è stato cancellato alla Reggia di Caserta per lo stesso motivo.

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Soprano russa contestata a Zurigo

Telegiornale 02.11.2025, 20:00

Nel 2025 la russofobia ha assunto forme più sottili. Non solo teatri e festival hanno continuato a limitare la presenza di artisti russi, ma l’Unione Europea ha avviato campagne di censura digitale: canali ufficiali russi su Telegram sono stati chiusi, account sospesi e contenuti rimossi con la giustificazione della lotta alla propaganda.

Il boomerang è inevitabile: nel tentativo di combattere l’autoritarismo russo, l’Occidente rischia di diventare autoritario. La censura artistica e quella sportiva non sono segni di forza, ma di fragilità culturale. Sono riti di purificazione che rivelano l’incapacità di confrontarsi con la complessità.

Più si vieta, più cresce la curiosità. Più si esclude, più si rafforza l’identità dell’escluso. In fondo, come scriveva Gramsci, «i censori sono innanzitutto stupidi». E noi, nel tentativo di difendere la libertà, rischiamo di perderla, con un gesto autoritario di cui non riconosciamo la violenza: «la censura è la gemella della violenza: una tenta di zittire, l’altra di annientare» (Salman Rushdie).

Cronaca della russofobia recente

Novembre 2025 – Torino Il convegno “Russofobia, russofilia, verità” viene annullato al Polo del ’900 per pressioni politiche, poi riproposto al Circolo Arci La Poderosa con grande affluenza.
Luglio 2025 – Caserta Concerto del direttore Valerij Gergiev cancellato alla Reggia per le sue posizioni filogovernative. La decisione scatena proteste e porta alla “Giornata contro la russofobia” in sei città italiane.
Giugno 2025 – Verona Il baritono russo Ildar Abdrazakov non canta nel Don Giovanni all’Arena, escluso dalla programmazione per le sue presunte vicinanze al Cremlino.
Dicembre 2024 – Bruxelles / UE L’Unione Europea dispone la chiusura di diversi canali ufficiali russi su Telegram, accusati di propaganda. La misura, applicata in vari paesi, solleva un acceso dibattito sulla libertà di informazione.
Agosto 2024 – Parigi Olimpiadi: atleti russi e bielorussi ammessi solo come “neutrali individuali”, senza bandiera né inno. Esclusi dagli sport di squadra e dalla cerimonia inaugurale.
Ottobre 2022 – Zurigo e Basilea Teatri e istituzioni musicali sospendono concerti di artisti russi e riducono il repertorio di Čajkovskij e altri compositori. Il Lucerna Festival limita la presenza di interpreti percepiti come vicini al Cremlino.
2022–2023 – Berlino e Monaco di Baviera La Staatsoper e la Filarmonica di Monaco interrompono le collaborazioni con Valerij Gergiev e Anna Netrebko, accusati di non prendere le distanze dal Cremlino.
Marzo 2022 – Milano L’Università Bicocca sospende un corso su Dostoevskij, poi reintegrato dopo polemiche. Primo caso simbolico di censura culturale in Italia legata alla guerra.

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La Polonia accusa Mosca di sabotaggio

Telegiornale 19.11.2025, 20:00

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