Thalman, Aigbogun, Maritz, Stierli, Riesen, Sow, Wälti, Reuteler, Piubel, Bachmann, Crnogorcevic.
Probabilmente, alla maggior parte delle persone questi undici nomi diranno poco. A chi è appassionato di calcio forse qualcosa suonerà familiare. Per tifosi, tifose e addetti al settore, invece, questa è la formazione della Nazionale svizzera femminile che, dopo aver pareggiato 0 a 0 con la Norvegia, si giocherà la qualificazione agli ottavi di finale dei Mondiali 2023 Domenica 30 Luglio a Dunedin contro i padroni di casa della Nuova Zelanda.
Questa edizione australiana/neozalendese rappresenta per il calcio femminile una sorta di anno zero. Un momento in cui premesse e promesse sembrano essere quelle giuste per la sua affermazione definitiva.
L’attenzione che quattro anni fa aveva destato l’edizione francese della Coppa del Mondo femminile, (stra)vinta dagli Stati Uniti di Megan Anna Rapinoe, arrivava sull’eco del #metoo che all’incirca un anno prima aveva scosso il mondo intero.
Un po’ cinico a dirsi, ma i media e il movimento calcistico stesso avevano fiutato la risonanza, sociale e politica, che la manifestazione avrebbe potuto avere e così, in effetti, è stato. I mondiali vennero seguiti in tutto il mondo, i festeggiamenti a New York della squadra a stelle e strisce attirarono centinaia di migliaia di americani e le atlete statunitensi ebbero le prime pagine di tutti i più importanti quotidiani sportivi.
Non era mai successo prima. Il discorso di Rapinoe durante le celebrazioni fu anche un momento in cui fare il punto non solo sullo sport femminile ma anche sulla situazione socio-politica (con anche delle accuse dirette all’allora Presidente Donald Trump) e sulle aspettative future per un mondo più inclusivo.
E proprio lì possiamo fissare una svolta fondamentale per il calcio femminile. Da quel momento in poi, i club e le leghe più importanti hanno effettivamente cominciato a fare investimenti concreti, per le professioniste sono diventati argomenti di attualità stipendi, contratti e sponsorizzazioni, l’interesse per le competizioni e i campionati è aumentato e soprattutto il calcio (sport maschile per antonomasia) ha iniziato ad attirare bambine in tutto il mondo sui campetti e nelle associazioni sportive calcistiche.
Risultato? La finale degli Europei 2022 tra Germania e Inghilterra ha registrato il numero record di 88mila spettatori a Wembley. Ma non solo quell’Europeo fece segnare altre cifre piuttosto significative come riporta il Sole24Ore: “570 giornalisti accreditati, oltre 60 broadcaster, più di 574mila tifosi sugli spalti per i 31 match (compresi gli 87.192 della finale tra Inghilterra e Germania a Wembley, un record), 365 milioni di persone davanti alla tv (e ben 50 milioni per la finale), più di 450 milioni di interazioni sui social media e per la Uefa 590mila nuovi follower”.

E qui occorre fare una piccola parentesi. Negli Stati Uniti si può quasi dire che il calcio sia in primis uno sport femminile: la nazionale di calcio è quella femminile e l’interesse delle giovani atlete a diventare calciatrici è altissimo nei college. Solo negli ultimi anni, con l’ingresso di personalità, (molti) soldi e giocatori di un certo spessore (da ultimo nientemeno che Lionel Messi nella squadra di David Beckham, l’Inter Miami), la MLS sta via via catturando l’attenzione degli spettatori statunitensi, senza, però, minimamente riuscire ad avvicinarsi alla sacra triade degli sport USA per eccellenza: basket, baseball e football.
In Europa, dove il pallone è lo sport in assoluto più seguito, le cose non andavano esattamente così. Nelle leghe europee il calcio femminile è sempre stato pressoché inesistente agli occhi del pubblico e dei media (e degli stessi club). Le calciatrici, anche le prime che hanno potuto definirsi professioniste (in quanto pagate sufficientemente per giocare), non hanno mai potuto contare su alcuna visibilità o supporto. Ecco, da quel mondiale francese le cose sono (un po’) cambiate.
Oggi i club hanno cominciato a investire sulle proprie compagini femminili sia a livello puramente tecnico che comunicativo. Le giocatrici sono seguite da staff professionisti, sono volti noti (almeno per i tifosi delle squadre in cui militano) e si allenano nei centri sportivi delle prime squadre insieme ai loro colleghi uomini. Da un lato si è scoperto che un interesse dei calciofili per i team femminili può esserci e dall’altro il tentativo è quello di catturare un nuovo pubblico, anche per far sì che, in prospettiva, sempre più bambine possano appassionarsi e cominciare a giocare a pallone, in un periodo storico in cui sembra che la fortezza inscalfibile del calcio maschile stia perdendo appeal tra i più giovani.
Lehmann e Sow in nazionale
Uno spot, diventato virale sui social media, è l’emblema di come il calcio femminile sia pronto ad un salto importante, ad affrontare la scalata della parete verticale che gli ha impedito fino ad oggi di essere considerato, se non al pari, perlomeno nello stesso modo del “campionato” maschile. Nel video si vedono le migliori azioni dei giocatori della nazionale francese: Mbappè, Pogba, Giroud, Griezmann, Coman... Gol, rovesciate, calci di punizione, azioni spettacolari, il tutto accompagnato da cronisti urlanti in estasi, con l’invito a guardare il video “fino alle fine” perché, sorpresa, il filmato è frutto di una rielaborazione in CGI. I calciatori, in realtà, sono le calciatrici e lo spettacolo offerto nel video è tutto frutto delle atlete francesi.
Il movimento calcistico femminile sembra essere agli albori di una nuova era in cui, finalmente, i presupposti sono quelli giusti per emergere del tutto. In questo senso, la promessa fatta dalle Matildas, le calciatrici australiane, prima dell’inizio del loro Mondiale è davvero sintomatica: “la nostra legacy è questa: lasciare alle ragazze che verranno dopo di noi la nostra maglia e il mondo del calcio in condizioni migliori di quando abbiamo iniziato”.
Il 9 Maggio 1881 la calciatrice suffragetta Helen Graham Matthew organizzò quella che viene considerata la prima partita ufficiale di calcio femminile tra Inghilterra-Scozia. Un match fortemente voluto per sostenere le battaglie del movimento femminista britannico dell’epoca: l'accesso al voto per le donne, nuove libertà, fra cui quella di archiviare il fastidioso corsetto, e la possibilità di praticare sport. Un incontro lontano nel tempo, ma molto vicino nello spirito a questo Mondiale australiano: tante battaglie sono state vinte, alcune ancora no, molte sono alle spalle e diverse altre sono da affrontare. Oggi, però, anche il calcio ne può diventare un portavoce, un alleato e una cassa di risonanza forte, tangibile e importante. Nel 2025, oltretutto, toccherà proprio alla Svizzera ospitare gli Europei, con la speranza che le parole abbiano lasciato del tutto spazio alle azioni, in campo e non.




