Morat, 22 giugno 1476: una battaglia che segna il destino di una campagna militare e contribuisce al declino della potenza borgognona e al rafforzamento del prestigio confederato.
È uno dei momenti decisivi delle guerre borgognone, il conflitto che negli anni Settanta del Quattrocento oppose la crescente potenza di Carlo il Temerario ai Confederati svizzeri e ai loro alleati. Un frangente in cui una Confederazione di città e comunità autonome manifesta una notevole capacità di azione comune, convertendo la propria pluralità in coesione ed efficacia militare.
Da un lato si colloca il duca di Borgogna, Carlo, signore di territori che si estendono dai Paesi Bassi alle regioni orientali del regno di Francia, impegnato in un progetto ambizioso: dare forma a un dominio continuo tra Francia e Impero. Per sostenerlo dispone di uno degli eserciti più moderni d’Europa, fondato su artiglieria, truppe professionali e contingenti provenienti da diversi paesi.
Dall’altro vi è la Vecchia Confederazione: una lega di città e comunità indipendenti, priva di una struttura statale unitaria e attraversata da interessi differenti, eppure capace di trasformarsi nei momenti decisivi in una forza compatta e coordinata.
La battaglia di Morat si inserisce nella fase finale delle guerre di Borgogna. Dopo la pesante sconfitta di Grandson, Carlo reagisce rapidamente: ricostruisce il proprio esercito e rilancia l’offensiva per riaffermare la propria autorità nella regione, tra il Paese di Vaud e Berna, principale attore politico e militare della Svizzera occidentale.
Morat occupa una posizione strategica: sulle rive del lago omonimo controlla le vie di comunicazione tra l’altopiano svizzero e i territori occidentali. Alla fine di maggio del 1476 la città viene assediata, mentre intorno al campo borgognone viene eretto il Grünhag, un sistema di fossati, terrapieni, palizzate e postazioni d’artiglieria concepito per proteggere l’esercito e impedire l’intervento confederato.
Louis Braun, Panorama della battaglia di Morat (1893).
Per quasi un mese la situazione resta sospesa: la guarnigione resiste e le forze alleate si preparano. Il 22 giugno l’attesa si interrompe e dalle foreste circostanti emerge l’esercito confederato, affiancato da contingenti alleati: circa ventiquattromila uomini schierati in formazioni compatte.
Carlo si prepara allo scontro, ma la rapidità dell’assalto confederato e i ritardi nello schieramento da parte delle truppe borgognone rallentano la piena attuazione del dispositivo difensivo. I Confederati superano così il Grünhag e aprono una breccia nelle linee avversarie. Da quel momento lo scontro si dissolve in una rotta generale.

RG 12.30 del 23.11.2024: Il servizio di Lucia Mottini sulla digitalizzazione del Panorama di Morat
RSI Info 23.11.2024, 12:30
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Nel giro di poche ore l’esito è deciso. Migliaia di soldati borgognoni vengono uccisi nella ritirata o lungo le rive del lago. Le perdite del duca sono enormi, circa diecimila uomini, mentre quelle confederate restano inferiori a seicento. Sul piano militare si tratta di una sconfitta dalla quale la macchina bellica borgognona non si riprenderà più pienamente.
La vittoria rafforza il prestigio dei Confederati e contribuisce a diffondere in Europa la reputazione della loro fanteria come una tra le più efficaci del tempo. Contemporaneamente, la disfatta indebolisce in modo decisivo il progetto politico di Carlo il Temerario, che nel gennaio 1477 trova la morte davanti a Nancy, spegnendo definitivamente l’ambizione di una grande potenza borgognona indipendente.
Nei secoli successivi, la battaglia di Morat si radicherà profondamente nella memoria collettiva svizzera. Cronache, leggende e commemorazioni ne accresceranno il ricordo, trasformando lo scontro in uno degli episodi più emblematici della storia confederata.
Al di là del mito, oggi non resta soltanto un’eredità tangibile, ma soprattutto il valore storico dell’evento: il successo di una coalizione di città e comunità alleate che, pur preservando la propria autonomia, seppero coordinare risorse e forze militari con notevole efficacia. Morat occupa così un posto di primo piano nella memoria svizzera come vittoria militare, ma anche come simbolo della capacità della Confederazione di agire unita di fronte a una minaccia comune.

Morat, il più bel villaggio svizzero
Telegiornale 27.08.2024, 20:00



