Nato a Torino nel 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, docente alla Normale di Pisa e in prestigiose università statunitensi come Harvard, Yale e Princeton, Carlo Ginzburg è stato il principale interprete della “microstoria”, un metodo che indaga grandi fenomeni attraverso casi marginali e individuali.
Opere come I benandanti e Il formaggio e i vermi hanno rivoluzionato il modo di fare storia, dando voce alle classi subalterne e alle culture popolari.
Al centro della sua riflessione, il rapporto tra verità, memoria e storia: contro ogni riduzione soggettiva o manipolazione del passato, Ginzburg ha difeso il rigore delle fonti e la ricerca della verità come compito essenziale dello storico. La sua eredità intellettuale resta fondamentale per comprendere non solo il passato, ma anche le distorsioni del presente.
Ospite in marzo di Cliché, ha ricordato come occorra sempre distinguere tra verità documentata e costruzioni soggettive.

Carlo Ginzburg
Cliché 13.03.2026, 21:55



