Giorno dell’Ascensione. Beromünster, Canton Lucerna. La sveglia suona quando fuori è ancora buio. Nelle prime ore del mattino si ritrovano cavalieri, membri del clero, fedeli a piedi. Alcuni arrivano dai villaggi vicini, altri da più lontano. Tutti per lo stesso appuntamento: la tradizionale Cavalcata dell’Ascensione, iscritta tra le tradizioni viventi svizzere.
Di lì a poco il corteo prende forma davanti alla collegiata di San Michele. In testa, il sacerdote porta il Santissimo Sacramento sotto un baldacchino, scortato da cavalieri in uniforme. Seguono il clero, i portatori di croci e stendardi, la banda e i fedeli. La processione si muove attraverso campi e villaggi, lungo un percorso di circa 18 chilometri, che segue da secoli una traiettoria tra borghi e campagne circostanti. Lungo il tragitto sono previste soste rituali per letture, prediche e benedizioni.
È un cammino lungo, che accompagna l’intera giornata fino al pomeriggio, quando il corteo rientra a Beromünster accolto dal suono delle campane e da migliaia di persone.
Una tradizione che viene da lontano
Le origini della cavalcata risalgono almeno al tardo Medioevo. In una prima fase si trattava di un semplice giro del sacerdote con il Santissimo Sacramento, accompagnato da pochi fedeli. Dopo il 1500, questa pratica si trasforma progressivamente in una processione collettiva e supplicatoria, con la partecipazione della comunità e con preghiere anche per la fertilità dei campi e il benessere delle famiglie.
In questo senso, Beromünster non è un caso isolato: processioni attraverso campi e prati nel periodo dell’Ascensione – le cosiddette rogazioni – erano diffuse in molte regioni cattoliche europee, compresa l’area della Svizzera italiana, dove nel corso del Novecento si sono in gran parte ridotte o trasformate (La voce della terra. Ritualità sacra e profana fra Lombardia e Ticino, a cura di Angelo Rusconi, 2021).
Nel Canton Lucerna, al contrario, questa pratica si è conservata in una forma strutturata e ancora oggi fortemente partecipativa.

Cavalcata dell’Ascensione attorno a Beromünster, Canton Lucerna (.2025).
Una pratica comunitaria
Sono circa un migliaio le persone che ogni anno partecipano al percorso, a piedi o a cavallo, mentre diverse migliaia assistono all’ingresso finale nel borgo.
A Beromünster è il giorno più importante dell’anno.
Ludwig Suter, grafico, illustratore, autore di Beromünster
Il rito è dunque anche un momento di coesione: famiglie, generazioni diverse e membri della comunità si ritrovano attorno a un’esperienza condivisa.
Percorrere, pregare, abitare
Il significato della cavalcata non si riduce a una dimensione simbolica astratta. È un gesto concreto, che combina movimento, preghiera e presenza. Percorrere il territorio mantiene anzitutto una funzione tradizionale: seguire i tracciati storici e, in parte, le delimitazioni geografiche della comunità, ma questo gesto è inseparabile dalla sua dimensione religiosa. È un pellegrinaggio, un cammino fatto per pregare, meditare e ricevere benedizioni.
E proprio per questa sua doppia natura, a distanza di circa cinque secoli, la Cavalcata dell’Ascensione di Beromünster resta una tra le processioni di questo tipo più importanti e riconoscibili in Svizzera. Da un lato è un rito di fede, che conserva la sua funzione originaria di preghiera e intercessione. Dall’altro è una pratica sociale, che continua a strutturare il tempo e a rafforzare i legami tra i membri della comunità.
Il senso di un gesto antico
Quando il corteo rientra, dopo una lunga giornata di cammino, non si è compiuto solo un percorso fisico, ma soprattutto un ciclo simbolico. E anche se la cavalcata si è trasformata nel tempo - ampliandosi, strutturandosi, integrando elementi cerimoniali e una partecipazione sempre più ampia - continua a svolgere la stessa funzione di fondo: mettere in relazione comunità, territorio e memoria.

A Beromünster la cavalcata storica dell'Ascensione
Prima Ora 14.05.2026, 18:00
In un’epoca in cui lo spazio è spesso attraversato senza essere vissuto, questo rito propone allora un’esperienza diversa: lenta, condivisa, consapevole. Non come residuo del passato, ma come una pratica ancora viva e profondamente radicata.





