Per lungo tempo i mulini hanno rappresentato un punto di riferimento per le comunità rurali della Svizzera italiana. Qui i cereali locali venivano trasformati in farine, garantendo la sussistenza alla popolazione. Anche il mulino di Frasco, in alta Val Verzasca, ha svolto a lungo questa funzione, fino alla chiusura avvenuta a metà Novecento.
Grazie all’impegno di Noè Zardi e di suo nonno Guglielmo Ferrini il mulino è tornato in funzione, riportando in vita un sapere artigianale che sembrava destinato a scomparire.
Una vecchia immagine del mulino di Frasco
Una famiglia atipica per la Val Verzasca
Il recupero del mulino di Frasco si intreccia con la storia della famiglia Ferrini, che per generazioni ne ha curato la gestione e che ha avuto un ruolo significativo nello sviluppo della zona. «Questa era una valle molto rurale e povera e la mia famiglia materna – i Ferrini-, in questo contesto, era atipica», racconta Noè Zardi. «A pochi metri dal mulino costruirono il primo e unico albergo della Val Verzasca. Ospitavano turisti dell’alta borghesia inglese che venivano qui per il cosiddetto “safari” alpino. Gestivano anche l’unico servizio di trasporti della valle, un piccolo negozio e, nel 1926, aprirono una delle prime centrali idroelettriche del Ticino».
La centralità del mulino
Grazie ai diritti d’acqua ottenuti dalla famiglia, quello di Frasco divenne l’unico mulino della Val Verzasca ufficialmente autorizzato alla macinazione e assunse un ruolo centrale per la popolazione. «In primavera e in autunno il passaggio dal mulino era quasi obbligato per chi si spostava verso gli alpeggi. Qui si macinavano il mais per la polenta e la segale per il pane invernale», racconta Noè Zardi.
L’anno nero dei mulini
Nel 1951 valanghe e alluvioni colpirono duramente diverse regioni alpine, accelerando un processo di trasformazione che stava già modificando le valli della Svizzera italiana. «Molti mulini vennero abbandonati e le vallate iniziarono progressivamente a spopolarsi», spiega Zardi. Anche il mulino di Frasco cessò gradualmente la propria attività e per molti anni rimase inutilizzato.
Oggi il mulino di Frasco si prepara a un nuovo restauro conservativo, con l’obiettivo di preservare materiali e tecniche originali. «Deve rimanere come quando ci lavorava il nonno di mio nonno», spiega Noè Zardi. Un intervento che richiede artigiani specializzati e lavorazioni tradizionali sempre più rare.
Riscoprirsi mugnai
Nonostante un restauro negli anni Novanta, il mulino di Frasco rimase fermo. Fino a quando nel 2008 il Museo di Val Verzasca chiese al nonno di Noè, Guglielmo Ferrini, di riprendere in mano la struttura. Pur discendendo da una famiglia che aveva gestito il mulino per anni non esisteva più una vera continuità del mestiere e molte conoscenze erano andate perse: «c’erano pezzi mancanti e altri da ristrutturare». Così nonno e nipote si misero a visitare altri mulini storici in Ticino e in Svizzera per capirne a fondo il funzionamento. «Era un mestiere tutto da reimparare. All’inizio la nostra farina sembrava crusca per galline». Con il tempo il lavoro venne affinato e nel 2009 il mulino tornò attivo.
All’inizio era il nonno che si occupava un po’ di tutti i lavori, poi pian piano ho cominciato a farli anch’io da solo.
Noè Zardi
Un pacchetto di farina e quattro chiacchiere
Oggi, la produzione è limitata a pochi quintali di farina all’anno, venduti direttamente sul posto o nelle piccole realtà presenti in valle. Il mulino è tornato a essere un punto di ritrovo. «Gli abitanti passano a trovare il nonno, acquistano un pacchetto di farina e si fermano a chiacchierare» spiega Noè Zardi.
L’Associazione svizzera degli amici dei mulini si occupa della tutela dei mulini storici e delle tradizioni legate alla molitura. Noè Zardi dal 2016 ne è co-presidente.
Il difficile passaggio generazionale
Anche se negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per i prodotti locali e per le farine artigianali legate ai mulini storici, secondo Noè Zardi questo non basta a garantire la continuità delle tradizioni. «L’età media dei soci dell’Associazione svizzera degli amici dei mulini supera ormai i 60 anni e spesso manca un vero passaggio generazionale», spiega. Nel caso del mulino di Frasco un ruolo importante è stato svolto dal Museo della Val Verzasca «che ha posto l’attenzione non solo sull’oggetto storico, ma anche sulla tradizione vissuta, mettendo le basi per questo passaggio generazionale» spiega Noè Zardi.
Abbiamo ricominciato a usare anche il forno del mulino, coinvolgendo alcune signore della valle che sapevano ancora fare il pane
Tra Zurigo e Frasco
Nonostante ora lavori a Zurigo, Noè Zardi torna regolarmente a Frasco «quando sono qui, mi occupo un po’ di tutto. Vengo soprattutto in primavera e inizio estate, periodi in cui c’è molta acqua e il mulino gira», spiega «per me è una passione e un modo per rientrare in una dimensione di tranquillità.»
Giovedì 16 maggio 2026 si tiene la 26esima Giornata dei Mulini Svizzeri che offre l’opportunità di visitare oltre 100 mulini funzionanti in tutta la Svizzera, inclusi diversi siti nella Svizzera italiana. Se ne è parlato su Rete Uno a Casa Svizzera del 14.05.2026.

La giornata dei mulini
Il Quotidiano 31.05.2025, 19:00
