Ambiente

Camelia: il fiore che conquistò l’Europa

Dalle corti nobiliari alle rive del Verbano, viaggio nella storia botanica di una pianta che oggi vanta 30’000 varietà nel mondo.

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Il nome di questa varietà di camelia dice tutto: ROSEA SUPERBA

Il nome di questa varietà di camelia dice tutto: ROSEA SUPERBA

  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione
Di: Red. Il giardino di Albert/Davide Conconi 

Si è appena conclusa “Camelie Locarno”, la manifestazione svizzera più importante sulle camelie da fiore. L’edizione 2026 verrà ricordata per la massiccia affluenza di pubblico e il crescente interesse per questo fiore. Nei 5 giorni dell’evento il Parco delle camelie di Locarno ha attirato una folla di persone affascinate da questo fiore leggendario, confermando che la città e le sponde del Verbano sono da tempo diventate un hotspot internazionale per la cultura e la coltivazione delle camelie. Ma, tutto ciò non si è concretizzato dall’oggi al domani, la camelia ha conquistato il territorio e i gusti delle persone in un lungo percorso che proviamo a raccontarvi.

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Camelia, regina di primavera

Prima Ora 20.03.2026, 18:00

L’arrivo delle camelie in Europa

La camelia, originaria dell’Asia orientale, affonda le sue radici in Cina e Giappone, dove è coltivata da secoli come pianta ornamentale e simbolica. In Europa arrivò relativamente tardi: solo nel Settecento i primi esemplari attraversarono gli oceani grazie a vari esploratori, commercianti e membri della Compagnia delle Indie Orientali.
Il nome del genere, Camellia L., fu attribuito da Linneo in onore del gesuita e missionario ceco Georg Joseph Kamel, nonostante probabilmente non fu lui ad importare fisicamente le camelie in Europa. L’attribuzione del nome in suo onore fu piuttosto un omaggio all’impegno del missionario per la sua opera di divulgazione sulle specie esotiche, soprattutto appartenenti alla fauna e alla flora delle Filippine.
Le prime camelie europee furono accolte come rarità nei giardini botanici e nelle serre delle corti: la loro fioritura invernale e la geometria perfetta dei petali le resero subito oggetti di desiderio per botanici e collezionisti.

Una MRS TINGLEY dalle geometrie ipnotiche

Una MRS TINGLEY dalle geometrie ipnotiche

  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione

Le camelie erano un tempo riservate ai nobili

Nel XIX secolo la camelia divenne un vero e proprio status symbol. In un’epoca in cui le serre riscaldate erano appannaggio delle élite, soltanto aristocratici e grandi borghesi potevano permettersi di coltivare le varietà più delicate e ornamentali. Gli stessi nobili, come ci racconta la fiorista Verena Pedrotta nel video collegato all’articolo, usavano le camelie come preziosa merce di scambio nei rapporti commerciali, sociali e di amicizia fra le casate. La camelia incarnava eleganza, discrezione e un gusto per il raffinato.
Avere una collezione di camelie significava possedere conoscenze botaniche e risorse economiche, e molte famiglie nobili gareggiavano nel creare parchi e serre dedicate a questo fiore. Per esempio, a questo proposito, è molto conosciuto il Viale delle camelie di Villa Durazzo Pallavicini a Pegli (GE) che ospita camelie ultracentenarie.

CAN CAN: le camelie affascinano per la diversità di colori e forme

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  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione

Le caratteristiche botaniche del fiore

La camelia appartiene alla famiglia delle Theaceae, la stessa della pianta del tè (Camellia sinensis (L.) Kuntze). È un arbusto sempreverde dalla crescita lenta, ma può raggiungere dimensioni ragguardevoli e vivere oltre un secolo.
Le foglie, coriacee e lucide, sono uno dei suoi tratti distintivi, mentre i fiori – semplici o doppi, candidi o intensamente colorati – sbocciano tra l’inverno e la primavera, portando colore nei mesi più freddi. L’insieme delle varietà di camelie da fiore copre alle nostre latitudini un arco di fioritura di quasi 9 mesi, come ha raccontato ai nostri microfoni nel servizio collegato a questo articolo Daniele Marcacci, presidente della Società svizzera della camelia.
Dal punto di vista botanico, le camelie presentano un’ampia variabilità naturale: la forma dei petali, la disposizione degli stami, la dimensione del fiore e la tonalità della corolla sono elementi che i coltivatori hanno imparato nei secoli a selezionare e combinare.
Un aspetto affascinante è l’assenza quasi totale di profumo: una peculiarità evolutiva che distingue le camelie dalle altre ornamentali invernali e che non ne ha però limitato il successo.

ANNE MARIE RORTIAS: la variabilità della camelia...guardandola distrattamente assomiglia a una rosa

ANNE MARIE RORTIAS: la variabilità della camelia...guardandola distrattamente assomiglia a una rosa

  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione

30 000 varietà al mondo grazie a ibridazioni e selezione

L’uomo ha giocato un ruolo cruciale nell’espansione del mondo delle camelie: attraverso incroci e selezioni pazienti, i coltivatori hanno creato una straordinaria diversità, approfittando della predisposizione del genere a dar vita a ibridi fertili e a generare mutazioni spontanee.
Oggi si stimano oltre 30’000 varietà, risultato di due secoli di lavoro botanico e collezionistico. Le specie più utilizzate per creare nuove cultivar sono Camellia japonica, C. reticulata e C. sasanqua, ciascuna con caratteristiche particolari: fiori grandi e carnosi nel primo caso, forme più aperte e leggere nel secondo, fioritura precoce e portamento elegante nel terzo.
Questa ricchezza genetica rende le camelie uno dei generi ornamentali più vari al mondo: esistono varietà striate, screziate, a peonia, a rosa, anemone, con petali che sembrano porcellana o seta.

HIGO-HAKUTAKA: per essere una Higo si devono poter contare dai 200 ai 220 stami. È una varietà arrivata in Europa solo negli anni 50-60 del secolo scorso, prima era gelosamente custodita dai Samurai

HIGO-HAKUTAKA: per essere una Higo si devono poter contare dai 200 ai 220 stami. È una varietà arrivata in Europa solo negli anni 50-60 del secolo scorso, prima era gelosamente custodita dai Samurai

  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione

Come coltivare le camelie

Nonostante la loro fama di piante difficili, le camelie sono abbastanza rustiche e possono essere coltivate con successo se si rispettano alcune regole fondamentali.
Innanzitutto, preferiscono un terreno acido, come rododendri e azalee, ricco di sostanza organica e ben drenato. Amano la mezz’ombra luminosa: troppa luce brucia le foglie, troppa ombra riduce la fioritura. È bene preservare la base della pianta dall’eccessivo riscaldamento da parte dei raggi diretti del sole e l’irrigazione deve essere regolare, soprattutto in estate, evitando però i ristagni. L’acqua calcarea può danneggiarle, perciò è consigliabile utilizzare acqua piovana dove quella erogata dai rubinetti risulta troppo “dura”.
La potatura non è indispensabile, ma se leggera, dopo la fioritura, aiuta a mantenere la forma dell’arbusto.

Anche alle nostre latitudini molte camelie nascono spontaneamente dai semi

Anche alle nostre latitudini molte camelie nascono spontaneamente dai semi

  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione

Il Verbano: culla delle camelie

Pochi luoghi in Europa hanno contribuito alla storia della camelia quanto le isole e le sponde del lago Maggiore. Qui il clima mite, l’umidità costante e i terreni acidi hanno creato un ambiente ideale per acclimatare e selezionare nuove varietà già nell’Ottocento. Le ville storiche del Verbano – italiane e svizzere – ospitano collezioni tra le più antiche del continente, citiamo una su tutte, Villa Taranto a Verbania-Pallanza (VB). Mentre a Locarno è nato uno dei parchi dedicati più ricchi d’Europa: il Parco delle Camelie - che, come abbiamo detto all’inizio, ha ospitato la manifestazione ispiratrice di questo articolo - inaugurato nel 2005. La sua collezione di camelie oramai sfiora le 1’500 varietà distribuite su una superficie di un ettaro e mezzo strutturata in tanti ambienti diversi e scenografici. In verità, grazie al clima mitigato dai grandi laghi, le camelie gradualmente hanno trovato casa in tutta la fascia insubrica che comprende anche le rive del lago Ceresio e del Lario, a condizione che i terreni siano naturalmente acidi o che l’uomo si sia prodigato nella loro acidificazione (con l’aggiunta di terra per acidofile direttamente al suolo) oppure con la coltivazione controllata in vaso. Per avere una panoramica più completa, meritano, a nostro avviso, una visita: le Isole di Brissago, il Parco Scherrer di Morcote e il Parco di Villa Carlotta sul Lario.

Anche gli impollinatori, qui un sirfide (dittero), approfittano in primavera della generosa fioritura delle camelie

Anche gli impollinatori, qui un sirfide (dittero), approfittano in primavera della generosa fioritura delle camelie

  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione

In tutte queste regioni la camelia non è solo un ornamento, ma un elemento culturale e paesaggistico identitario, capace di unire storia botanica e tradizione locale.

Il fotografo delle Camelie

Giovanni Casari è regista di documentari, autore e fotografo naturalista. 

Le foto che illustrano questo articolo, gentilmente concesse dall’autore, fanno parte di una serie macro dedicata alle camelie - esposta in occasione di Camelie Locarno 2026 - che nasce dal desiderio di rallentare lo sguardo. Avvicinando il fiore fino quasi a perderne il nome, le immagini rivelano un mondo di architetture, materia e silenziosa complessità.

Le camelie amano un ambiente irrigato regolarmente, e quando piove lievemente sembrano sorridere (Daniele Marcacci)

Le camelie amano un ambiente irrigato regolarmente, e quando piove lievemente sembrano sorridere (Daniele Marcacci)

  • ©Giovanni Casari, per gentile concessione
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Il Giardino di Albert

Il magazine RSI che si occupa di divulgazione scientifica

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