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In un concorso di simpatia il riccio conquisterebbe il podio. Eppure, su di lui sappiamo poco e i suoi effettivi sono in calo. Ecco come fare per cercare di invertire la tendenza

  • Oggi, 11:07
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Un giardino per il riccio 

Il giardino di Albert 09.05.2026, 18:00

  • iStock
  • Alessandra Bonzi
Di: Il giardino di Albert / Davide Conconi – Alessandra Bonzi 

Se si dovesse eleggere l’animale selvatico più amato della Svizzera, il riccio comune (Erinaceus europeus, L.) sarebbe certamente tra i favoriti. Tenero, notturno, silenzioso abitatore dei nostri giardini, il riccio europeo è però oggi una specie in difficoltà. In Europa occidentale le popolazioni sono diminuite fino al 30% in pochi anni, con cali ancora più marcati in alcune regioni

Giovane riccio al risveglio primaverile

Giovane riccio al risveglio primaverile

  • IMAGO / Pond5 Images

Allargando lo sguardo all’Europa intera, annotiamo che esistono 5 specie di riccio e tutte sono in declino e trascurate dai programmi di ricerca e monitoraggio. Ciò è descritto in un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Biological Conservation. Gli autori annotano che le principali cause del loro declino numerico sono condivise: impatto delle strade, perdita e degrado dell’habitat. Inoltre, per tutte, permane una mancanza generale di conoscenze sulle popolazioni, sull’ecologia e sui dettagli delle minacce .

La distribuzione delle cinque specie di riccio in Europa. Tratto da: Abigail Gazzard, David W. Macdonald, Sophie Lund Rasmussen; Conservation concern for Europe's hedgehog species (Erinaceidae): Current statuses, issues and needs; Biological Conservation; Vol. 304; Aprile 2025

La distribuzione delle cinque specie di riccio in Europa. Tratto da: Abigail Gazzard, David W. Macdonald, Sophie Lund Rasmussen; Conservation concern for Europe's hedgehog species (Erinaceidae): Current statuses, issues and needs; Biological Conservation; Vol. 304; Aprile 2025

  • (i) Estormiz and (ii) George Chernilevsky (public domain); (iii) Nevit Dilmen (CC BY-SA 3.0, Wikimedia); (iv) © George Konstantinou; (v) © Mirella Zeeders.

In Svizzera, dal 2022, il riccio figura nella Lista rossa come specie potenzialmente minacciata. Vista la situazione di questo insettivoro, Pro Natura lo ha scelto come “animale dell’anno 2026” proprio per valorizzare l’affetto “ambasciatore” che suscita e trasformarlo in azioni concrete: più rifugi, più connessioni ecologiche, più natura anche dentro i centri abitati. Anche noi, a suo tempo, avevamo scritto un articolo sottolineando questa prestigiosa nomina, dal grande significato per la preservazione e il ripensamento della natura in ambiente urbano.

Un tempo legato alle campagne poco intensive, oggi il riccio sopravvive soprattutto nelle zone insediate. «Ha bisogno di spazi aperti per cacciare, ma anche di una fitta rete di nascondigli», spiega Serena Britos, direttrice di Pro Natura Ticino, «e questi ambienti sono diventati molto rari».

Le minacce che pesano sul piccolo insettivoro

Le cause del declino sono molteplici. La frammentazione del territorio costringe i ricci a spostamenti frequenti: possono percorrere oltre un chilometro e mezzo a notte, fino a cinque durante il periodo degli amori. Così, strade trafficate, recinzioni invalicabili, giardini chiusi diventano trappole mortali.

Anche le strade sterrate di campagna possono rappresentare delle trappole mortali per i ricci.

Anche le strade sterrate di campagna possono rappresentare delle trappole mortali per i ricci.

  • IMAGO / imagebroker

A tutto questo si aggiungono i cambiamenti climatici, che rendono irregolare il letargo. «Le temperature più miti provocano risvegli frequenti o addirittura l’assenza del letargo», osserva la biologa Nicole Santi. Il risultato è un maggiore consumo di energia in periodi in cui il cibo scarseggia. Inoltre, insetti e lumache, base della loro alimentazione, sono sempre meno presenti in giardini troppo ordinati e poveri di biodiversità.

Infatti, molti pericoli arrivano direttamente dall’uomo: robot tosaerba, pesticidi, reti e buche non protette, piscine senza vie di fuga. Anche gesti in buona fede, come offrire latte, possono essere fatali: il riccio, infatti, non digerisce il lattosio.

Misure per favorire il riccio

La buona notizia è che il riccio non chiede molto. Basta osservare il giardino di Dafne Gobbi, a Ligornetto, per capire cosa significa accogliere davvero la fauna selvatica. «Il nostro giardino è diventato un parco per i ricci quasi per caso», racconta. «Da un primo salvataggio è nata una rete di vicinato che oggi ospita decine di animali.» Intanto, da quest’esperienza è nato anche un blog che ospita storie e consigli utili sui ricci. 

Rami, foglie secche, cataste di legna, casette con cunicoli: rifugi semplici e asciutti sono essenziali per il riposo, la riproduzione e lo svernamento. Importante anche l’accesso all’acqua e la presenza di piante basse e autoctone, che ospitano insetti. Le recinzioni dovrebbero sempre prevedere piccole aperture per permettere il passaggio.

Ma un giardino, da solo, non basta, bisogna fare rete! «I giardini gestiti in modo naturale diventano ambienti sostitutivi ideali», sottolinea ancora Serena Britos. «Messi in rete, possono formare veri corridoi ecologici.» In Svizzera, i giardini privati messi uno accanto all’altro, coprono una superficie pari a quella del Lago di Costanza: un potenziale enorme per la biodiversità.

Accanto alle misure pratiche, alcune iniziative hanno visto la luce da alcuni anni per cercare di colmare le lacune sulle conoscenze dell’animale e mapparne la presenza nella Svizzera italiana: Progetto Riccio si propone di raccogliere informazioni sulla diffusione di questo insettivoro, mentre l’associazione Amici del Riccio – Ricci in difficoltà offre assistenza a tutti coloro che rinvengono ricci feriti o messi in difficoltà dalle più svariate situazioni.

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Amici del Riccio

Insieme 07.03.2026, 19:40

Aiutare il riccio significa quindi prendersi cura non solo di un animale simbolo, ma di un intero ecosistema. E forse, nel farlo, riscoprire anche un modo più armonioso di abitare i nostri spazi verdi.

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