I principali operatori dell'industria musicale digitale, tra gli altri Spotify, Tidal, Amazon, Universal, hanno deciso di darsi un codice etico per evitare le continue truffe sul numero di ascolti ottenuti dai grandi della musica a danno di artisti emergenti o indipendenti.
Per capire i numeri in ballo, basti pensare che sono circa 100 milioni le persone che hanno sottoscritto un abbonamento (una decina di franchi al mese) con piattaforme digitali che mettono a disposizione qualcosa come 40 milioni di brani sul proprio smartphone, generando quindi un fatturato d circa 12 miliardi di franchi l'anno.
La torta viene poi divisa tra gli artisti in base al numero di ascolti avuti. Un sistema in teoria democratico. Il problema arriva quando questi numeri vengono gonfiati, facendo apparire i grandi della musica ancora più grandi e, di conseguenza, più remunerati; mentre chi non fa parte dei grandi circuiti (o è alle prime armi) rimane a bocca asciutta.
Le lamentele delle piccole etichette si stanno facendo sentire. Ecco dunque che 21 tra piattaforme digitali, grandi etichette, produttori hanno deciso di sottoscrivere un codice di buona condotta per evitare distorsioni.
L'americana Tidal, tra i maggiori attori in questo campo, è finita sotto inchiesta in Norvegia con l'accusa di aver gonfiato gli ascolti di alcuni artisti. Non a caso è di proprietà del marito di un'icona musicale: Beyoncé.
RG/ Marzio Minoli/M. Ang.





