Cultura e spettacoli

Come salvare i media in crisi

La professoressa Julia Cagé: "Un nuovo modello per garantire libertà e indipendenza economica"

  • 26.05.2016, 06:09
  • 04.09.2023, 12:28
La sfida è monetizzare la nuova audience digitale e riguadagnare inserzionisti

La sfida è monetizzare la nuova audience digitale e riguadagnare inserzionisti

  • RSI M. Angeli

Qualità, paywall e indipendenza. Sono gli ingredienti su cui devono puntare i media per uscire dalla crisi secondo la ricetta proposta da Julia Cagé, professoressa di Economia alla prestigiosa Sciences Po (Institut d'études politiques) di Parigi, membro della Commission Économique de la Nation.

“Le TV, le radio, i giornali (cartacei e online) sono stretti in una crisi che li soffoca, incapaci di fronteggiare il calo della raccolta pubblicitaria e le nuove sfide imposte da Google o Facebook", spiega la Cagé ai microfoni della RSI. "Per liberarsi dalla morsa i media devono smettere di pubblicare notizie “spazzatura”, di rincorrere a tutti i costi i click online, di fare il copia-incolla delle agenzie di stampa nel timore errato che, se il lettore non trova la notizia immediatamente, vada a cercarla su un'altra testata. Occorre puntare, invece, su qualità e completezza dell'informazione, tornare a dare il tempo necessario ai giornalisti per scoprire i fatti in prima persona e per spiegarli. Soprattutto bisogna porre freno all’ingerenza dei politici e dei grandi azionisti, adottando un nuovo modello economico”.


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Julia Cagé: Dobbiamo tutelare il servizio pubblico per tutelare la democrazia - di Massimiliano Angeli

RSI Info 26.05.2016, 06:00

A META' STRADA TRA FONDAZIONE E SPA

La soluzione proposta dalla studiosa per superare le difficoltà passa attraverso l'introduzione di paywall sulle edizioni online (il lettore paga una parte degli articoli) e l'adozione di un nuovo statuto di "associazione non profit". "A metà strada tra la fondazione e la società per azioni, capace di far coesistere attività senza fini di lucro e commerciali" spiega Cagé, presentando alle nostre telecamere il suo ultimo libro: “Salvare i media. Capitalismo, crowdfunding e democrazia” (editore Bompiani), nel quale illustra le sue conclusioni, frutto del lavoro di ricerca in Europa e negli Stati Uniti.

PICCOLI AZIONISTI E CROWDFUNDING

“Il mio modello limita le pressioni degli inserzionisti, dei poteri pubblici, l’onnipotenza dei grandi azionisti grazie al fatto che, al di là del 10% di proprietà del capitale, per ogni conferimento aggiuntivo, il diritto di voto aumenta solo di un terzo e non proporzionalmente al conferimento. Al contempo, sotto il 10% - quindi per i piccoli azionisti che possono essere lettori, giornalisti, cittadini - il potere delle azioni aumenta più che proporzionalmente rispetto al capitale conferito. La proposta prevede anche nuovi metodi di finanziamento, come quello collettivo (crowdfunding) - sottolinea la docente -. Così facendo si potrà garantire indipendenza e libertà ai giornalisti, assicurandosi la fiducia dei lettori”.

LA PUBBLICITA' E GOOGLE

"All’epoca del giornalismo digitale, degli smartphone e dei social network l'informazione è capillare. E ci guarda. I produttori d'informazione non sono mai stati così numerosi come oggi - scrive Cagè -. Eppure, paradossalmente, i media non sono mai stati tanto vulnerabili.... I giornali non riescono a monetizzare la nuova audience digitale. Anzi. A forza di rincorrere gli introiti pubblicitari online, dai quali sono convinti dipenda il loro futuro, i giornali hanno subito perdite a tutti i livelli: nella qualità, e dunque nella diffusione, del cartaceo e nel digitale, che non riescono a rendere redditizio. E sanno che li aspettano tempi anche peggiori... Il volume d’affari annuo accumulato dall’insieme dei quotidiani americani (per esempio), è due volte inferiore a quello di Google, il cui compito consiste nel mettere in rete i contenuti prodotti da altri”.


TUTELARE IL SERVIZIO PUBBLICO

Julia Cagé riconosce il valore del servizio pubblico: "Considerato il periodo di crisi che stiamo attraversando, la cosa che dobbiamo fare, oggi più che mai, è tutelarlo e chiedere che venga garantito. Anzi occorre investire di più (in modo che l’informazione erogata sia di buona qualità) e stabilire regole che lo rendano veramente indipendente dalla politica".

Massimiliano Angeli

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