La narrazione dell’annuale edizione del Festival si arricchisce come difficilmente successo in passato. Nella notte si consuma uno psicodramma che contribuirà a collocare Sanremo venti-venti negli annali. E non mi sto riferendo al crash di Twitter che per ore ha privato il pubblico del suo passatempo preferito. O gli orari infiniti a cui ci inchioda. Il protagonista è Morgan che sbrocca sul palco dell’Ariston. Cambia testo, accusa e redarguisce Bugo, compagno di merende. A lui salta la mosca al naso e abbandona il palco. La squalifica del sodalizio è confermata.
È una prima assoluta che soverchia le gerarchie della serata rubando la scena all’ennesimo travestimento di Achille Lauro. Calatosi nei panni della nobildonna Luisa Casati Stampa (mecenate, artista e musa ispiratrice di molti artisti della sua epoca, tra i quali D’Annunzio), Lauro teneva banco dividendo il pubblico tra idolatrie e denigratori. Aggiungete la Nannini, Dua Lipa e il fascinoso Ghali, l’omaggio a Tony Renis, il ritorno di Fiorello, che al netto significa minimo minimo un’ora in più di festival, con tanto di bacio pacificatorio a Ferro et voilà arrivano le due di notte in un attimo. E le canzoni, direte, di cui si parla sempre meno? Ci sono, ci sono…


