Dossier

In fuga col 9 di Balotelli

Missione Mare Nostrum: il diario di viaggio di Nicola Agostinetti a bordo di una nave militare italiana

  • 03.08.2014, 14:46
  • Ieri, 13:33
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  • Nicola Agostinetti

Giorno 5

E’ fuggito dalla Siria con la maglia degli azzurri addosso. Il nove di Balotelli. Una sorta di omaggio, chissà, al paese che spera possa ridargli la libertà.
Il barcone di questa mattina è un concentrato di umanità e di disgrazie. C’è di tutto racchiuso in queste poche assi marcescenti e imbevute di gasolio. Cristiani in fuga dalla Nigeria, Palestinesi scappati dalla Striscia, pakistani del Cashemire, e ancora siriani, bengalesi, eritrei. Un atlante galleggiante del mondo che soffre.


Ho pagato 1500 dollari per la traversata in Libia, racconta Mohamed, 17 anni, fuggito dalla Somalia. Un volo in business sarebbe costato meno, invece ti ritrovi a condividere la barca con altre seicento persone. Seicento. Ne aveva già sborsati oltre 4000 per l’altra grande traversata, il Sahara. Poi ti chiedono sempre più soldi, racconta ancora nel suo inglese un po’ stentato, ti picchiano e ti umiliano, chi si rifiuta può anche finire morto ammazzato.


Sotto coperta costa meno, perché sotto il rischio è maggiore, sotto è un azzardo. C’è il gasolio dappertutto e ci sono i fumi che ti soffocano. C’è l'acqua che entra, c’è buio e poca aria. E poi sei costretto ad urinarti sui piedi.


Quando arriva lo Sfinge significa che è tutto finito. E’ finita la grande fuga ed è finita la grande paura. A bordo ci sono i primi controlli, medici e di sciurezza. Su un braccialetto fatto con del nastro adesivo ti assegnano un numero. Nei primi sette mesi dell’anno siamo già oltre 80mila, 80mila arrivi contro i 63mila del 2011, l’anno record delle primavere arabe.


Kisli sgranocchia a fatica un cracker che senza acqua non vuol proprio andare giù. Viene dalla Nigeria, ha attraversato il deserto e il Mediterraneo per fuggire da Boko Haram che, dice, gli ha portato via due sorelle. Gli hanno detto che in Europa c’è lavoro, lui è muratore ed è fiducioso.
Yiad, Siriano, tiene il suo iphone bianco in mano. Vuole continuare i suoi studi in Germania. La diaspora è ben organizzata e arrivarci non dovrebbe essere un problema.


Irewan arriva dall’Eritrea. Dal ponte dello Sfinge rivolge un ultimo sguardo all’odiato barcone. Non sono venuto con quello, dice, è stata la forza di dio a portarmi fin qui.

Nicola Agostinetti

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