L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) ha nuovamente reclamato oggi a Berna una flessibilizzazione dell’età del pensionamento e un abbassamento al 6,4% del tasso di conversione del secondo pilastro. Questo in risposta a un recente annuncio dell’Unione Sindacale Svizzera (USS), che ha dichiarato di voler lanciare un’iniziativa popolare per rinforzare l’AVS.
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Il servizio di Alan Crameri
RSI Info 05.11.2012, 18:59
Due modelli sono in discussione in vista del lancio vero e proprio dell’iniziativa che dovrebbe avvenire la prossima primavera. Il primo prevede aumenti di circa 200 franchi mensili per persone con redditi bassi e medi. L’altra ipotesi di lavoro comporterebbe invece un aumento del 10% per tutte le rendite. Ma il padronato – come detto – non ci sta.
La situazione dell’AVS sarà infatti nettamente negativa a partire dal 2020 – ha dichiarato il vice-presidente dell’USI Wolfgang Martz – inoltre la situazione degli anziani sarebbe in generale buona.
Soluzione globale
Non è per caso se la proposta dell’USS arriva in questo momento, ha dichiarato Martz, che ha inoltre denunciato “una manovra tattica, che rischia di perturbare il funzionamento del sistema e non contribuirà alla ricerca di una soluzione globale”. L’AVS e la previdenza professionale devono essere trattati come un sistema coordinato, stima l’USI; del resto anche il consigliere federale Berset lo aveva dichiarato in marzo.
Il padronato ha anche ribadito che far passare l’età per il pensionamento delle donne da 64 a 65 anni equivarrebbe a un risparmio di 800 milioni di franchi all’anno. È infine necessario incoraggiare forme di lavoro anche oltre l’età del pensionamento. Per quanto concerne il tasso minimo di conversione del 2° pilastro deve passare dal 6,8% al 6,4% entro il 2015 come peraltro preconizzato dal Consiglio federale.
Negoziati salariali
L'Unione svizzera degli imprenditori (USI) è contraria ad aumenti in busta paga
generalizzati: a dipendenza dei settori economici le retribuzioni potrebbero anche rimanere congelate.
Già sul finire dell'estate i sindacati hanno rivendicato incrementi compresi tra l'1 e il 2,5%, invocando il grande impegno professionale dei lavoratori, gli accresciuti stipendi dei manager e anche la necessità di recuperare il terreno perso. Ma dal punto di
vista dei datori di lavoro, ha detto oggi a Berna il presidente dell'USI Valentin Vogt, queste richieste non sono giustificate.
Determinanti nei round negoziali sono non tanto i successi del passato, quanto piuttosto i costi previsti nel prossimo futuro. Gli imprenditori devono valutare la loro capacità produttiva e stabilire se sono in grado di garantire aumenti in busta paga l'anno prossimo e negli anni successivi. La situazione è differenziata e questo dato deve trovare riscontro nei negoziati.






