L'accordo di libero scambio con la Cina "non deve servire a Pechino da modello per nascondere la questione dei diritti umani nei futuri negoziati con Europa e Stati Uniti". Per questo, intervistato da Le Matin Dimanche, Paolo Bernasconi invoca il ricorso a un referendum.
Per l'avvocato ticinese, Pechino potrebbe essere stata scelta da Pechino perché neutrale e "sarebbe grave" se l'omissione di clausole sui diritti umani fosse stata una condizione posta per il raggiungimento di un'intesa. La Confederazione, sostanzialmente, farebbe passare il messaggio che non bisogna insistere sulla spinosa questione.
L'ex procuratore ritiene che una raccolta di firme (raggiungere quota 50'000 può costare anche 300'000 franchi) sarebbe "un buon investimento" e godrebbe di un ampio sostegno, in particolare negli ambienti religiosi.
RedMM





