La Svizzera, spesso celebrata come un’oasi di prosperità e stabilità, nasconde al suo interno una realtà meno idilliaca: quella delle disuguaglianze crescenti. I dati dell’Ufficio federale di statistica sono eloquenti: nel 2023, circa 708.000 persone, l’8,1% della popolazione, vivevano in povertà reddituale, incapaci di soddisfare le esigenze di base. Un numero che stride con l’immagine patinata di una nazione opulenta.
Questo fenomeno, lungi dall’essere una semplice fluttuazione economica, è un trend consolidato, come evidenziato nel volume Le diseguaglianze in una società del benessere: una questione cruciale per la Svizzera e il Ticino, edito da Dadò. Il curatore del volume, Spartaco Greppi, docente e ricercatore del Centro competenze lavoro, welfare e società (CLWS) della SUPSI, sottolinea come le disuguaglianze siano un fenomeno in crescita da circa vent’anni nei Paesi occidentali, dopo un periodo di relativa attenuazione delle differenze tra ceti e redditi. Greppi, intervistato da Mattia Pelli in Alphaville, ci ricorda che le disuguaglianze di reddito e di patrimonio sono il riflesso di ben altre disuguaglianze, molto più profonde: nell’educazione, nelle traiettorie educative, nel lavoro, nell’accesso, nell’alloggio. Questo significa che il problema va ben oltre la mera disponibilità economica, intaccando le fondamenta stesse della mobilità sociale e delle opportunità individuali.

Crescono le diseguaglianze in Svizzera
Alphaville 28.04.2026, 11:05
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Il quadro dipinto da Greppi è quello di un fenomeno multidimensionale, che coinvolge ambiti cruciali come il lavoro, l’educazione, le migrazioni, la salute, il genere e persino le tecnologie digitali. Non si tratta solo di chi ha meno soldi, ma di chi ha meno accesso a servizi essenziali e diritti fondamentali. La conseguenza diretta è una maggiore difficoltà nell’accesso ai diritti sociali e civili, un aspetto che mina la coesione sociale e la partecipazione democratica.
Un elemento particolarmente critico è la crescente “povertà lavorativa”. Non è più solo la mancanza di lavoro a generare povertà, ma il lavoro stesso, spesso precario e mal retribuito. In Svizzera, una fetta significativa della popolazione occupata – circa il 4-5% – fatica a coprire dignitosamente le proprie spese con il reddito da lavoro. Greppi evidenzia come «il lavoro determina fortemente il livello dei diritti sociali del nostro Paese», rendendo questa problematica ancora più acuta in un contesto dove le assicurazioni sociali e la previdenza professionale sono strettamente legate all’occupazione.

Lo studio sul Ticino e sulle disuguaglianze
Prima Ora 30.04.2026, 18:00
Il Ticino, in questo scenario, emerge come un “laboratorio di contraddizioni”. Se da un lato la ricchezza prodotta sul territorio è in forte crescita, dall’altro questa ricchezza è «sempre meno distribuita con equità». Questa disparità ha risvolti problematici a livello di esercizio dei diritti sociali e civili. La conseguenza più insidiosa, come sottolinea Greppi, è che chi si sente fortemente penalizzato dalla sua condizione di disuguaglianza «ha meno tendenza e meno incline a partecipare alla vita sociale alla vita politica non fosse altro che per vergogna». Questo non solo erode la fiducia nelle istituzioni, ma mette a rischio la democrazia stessa, trasformando le differenze economiche in barriere alla piena cittadinanza.
Affrontare le disuguaglianze richiede un approccio su più livelli. Se da un lato sono necessarie misure urgenti per contrastare la precarietà e la povertà, dall’altro è indispensabile un programma a medio-lungo termine che preveda investimenti nell’educazione, nell’alloggio e nella salute. La Svizzera, con la sua reputazione di eccellenza, ha il dovere di guardare in faccia queste disuguaglianze silenziose e agire con coraggio per garantire un futuro equo e inclusivo per tutti i suoi cittadini.

Povertà: in Svizzera 1,4 milioni di persone a rischio
Il Quotidiano 19.01.2026, 19:00




