Il Parlamento cipriota ha respinto il piano proposto dall'Unione Europea e dal Fondo monetario internazionale in cambio del salvataggio delle disastrate finanze nazionali, piano contestatissimo anche a livello popolare, ritenendolo una sorta di ricatto.
Si sono opposti 36 deputati e 19 si sono astenuti, mentre nessuno ha votato a favore.
La levata di scudi è stata determinata, in particolare, dalla richiesta di prelievo forzoso straordinario sui depositi bancari per un totale di 5,8 miliardi di euro a garanzia del sostegno internazionale.
Entusiasmo dei risparmiatori per la bocciatura
L'annuncio della bocciatura del piano di salvataggio internazionale da parte del Parlamento cipriota è stato accolto con un'esplosione di gioia dalle migliaia di manifestanti riunitisi a Nicosia per dire "no" al testo.
Il presidente dell'Assemblea, Yiannakis Omirou, ha affermato che "il progetto europeo andrà totalmente rinegoziato, essendo una razzia sulla liquidità delle banche".
Le autorità locali hanno imposto la chiusura degli istituti bancari da sabato 16 fino a giovedì 21 marzo, per il timore che i clienti svuotino i loro conti.
Chiesta riunione rapida dell'Eurogruppo
Il ministro dell'economia lussemburghese, Frieden, ha chiesto che si fissi subito una riunione dell'Eurogruppo per trattare la bocciatura del piano d'aiuti da parte del Parlamento cipriota.
Dal canto suo la BCE, prendendo atto del "no", ha confermato il suo impegno a garantire a Nicosia la liquidità necessaria entro le regole previste.
Il ministro degli esteri greco, Avramopoulos, ha espresso solidarietà a quella grossa parte di società europea che soffre la crisi. Una posizione opposta a quella della Germania, che aveva messo in guardia Cipro da ritardi o dal rifiuto del progetto di sostegno.





