I promotori hanno consegnato oggi alla Cancelleria federale la petizione “Diritti senza frontiere”, corredata di 135'285 firme. Il testo chiede che le multinazionali con sede in Svizzera siano tenute al rispetto dei diritti umani e dell'ambiente in ogni parte del globo.
La campagna di raccolta firme, lanciata nel novembre scorso, è stata promossa da una cinquantina di associazioni ambientaliste, di tutela dei diritti fondamentali, di aiuto allo sviluppo e sindacali.
Azione simbolica sulla Piazza Federale
Per contraddistinguere con un'azione simbolica la consegna della petizione, sulla Piazza Federale è stato eretto oggi un muro con le 64 scatole contenenti le sottoscrizioni. Al fianco c'era una Elvezia dagli occhi bendati, con lo scudo rossocrociato in una mano e nell'altra una bilancia della giustizia. Alle sue spalle una bilancia più grande, il cui piatto dei “diritti umani” pesava di più di quello del “profitto”.
I promotori hanno ricordato che nel corso dell'attuale sessione delle Camere, diversi politici hanno fatto interventi su questioni relative ai diritti umani e alle aziende. “Chiediamo quindi che il governo elvetico difenda i diritti umani e l'ambiente non solo nei discorsi ma anche con basi legali concrete”, ha spiegato Manon Schick, direttrice generale della sezione svizzera di Amnesty International. “Se non saremo presi sul serio, ritorneremo all'attacco”, ha aggiunto Kaspar Schuler, capo della divisione Clima ed energia di Greenpeace Svizzera.
A scapito delle popolazioni locali
Secondo i promotori della petizione, le multinazionali con sede in Svizzera possono “fare e disfare a loro piacimento” quando operano in paesi emergenti e in via di sviluppo, senza dover rispettare le regole del loro paese, spesso a scapito del territorio e delle popolazioni locali. Filiali all'estero di Xstrata, Glencore, Syngenta, Nestlé e Holcim continuano a commettere violazioni dei diritti umani e ad arrecare gravi danni all'ambiente senza che la casa madre debba risponderne.
Ad esempio, è stato ricordato, nella provincia peruviana di Espina a fine maggio ci sono state proteste contro la zughese Xstrata, perché avrebbe inquinato i fiumi con la sua miniera di rame. Due dimostranti sono stati uccisi, un'altra cinquantina di persone ferite e il sindaco che guidava la protesta è stato arrestato.





