Londra ha confermato oggi, venerdì, l’estradizione di Julian Assange. Il 50enne australiano, in prigione da 12 anni, può giocarsi ancora la carta del ricorso per evitare il trasferimento negli Stati Uniti dove deve rispondere a una serie di capi d’accusa. Assange però non è solo: Wikileaks gli è accanto, ma anche sua moglie Stella Moris, incontrata, prima di questa sentenza, da Riccardo Bagnato al Frontline Club di Londra
"È in una cella da solo di circa tre metri per due per la maggior parte della giornata. Non vede un’anima nemmeno quando viene portato in cortile. C'è cemento ovunque. È una situazione estremamente dannosa per una persona, essere portata via dai propri cari e dai propri amici e rinchiusa in una scatola di cemento giorno dopo giorno, anno dopo anno”
Assange è accusato negli Stai Uniti di cospirazione e spionaggio per aver diffuso sul sito di Wikileaks da lui fondato migliaia di documenti confidenziali sulla guerra in Iraq e Afghanistan e non solo.
"Questo è un caso interamente politico. L'estradizione degli Stati Uniti viola apertamente l'articolo quattro del Trattato del Regno Unito, che vieta l'estradizione per reati politici. E lo spionaggio - di cui Julian è accusato - è un reato politico per definizione".
Cosa significherebbe la sua estradizione per il giornalismo, non solo negli Stati Uniti, per le fonti, per gli informatori?
"Le conseguenze dell'accusa contro Julian non sono enfatizzate mai abbastanza. Julian è perseguito per le pubblicazioni di WikiLeaks in relazione alle guerre in Iraq e Afghanistan, per i file sulle prigioni di Guantanamo e anche i cablogrammi del Dipartimento di Stato. Ma queste sono pubblicazioni che hanno evidenziato crimini di guerra, gravi violazioni dei diritti umani, torture, il ruolo della CIA e così via. Non c'è dubbio che queste informazioni fossero di enorme importanza.
Da alcuni anni la Svizzera ha dimostrato di voler e poter fare qualcosa. Ginevra in particolare ha votato e proposto un visto umanitario per Julian Assange. E' una possibilità concreta o è solo un modo per dire vorremmo aiutare ma non possiamo, intendo la proposta del Canton Ginevra?
“La Svizzera ha mostrato più e più volte che è sempre in grado di aiutare se può. La volontà è lì”.
E lo farà?
“Beh, questo lo vedremo...”






