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“Non due terremoti, ma un movimento di faglia complesso”

Le spiegazioni del sismologo Domenico Giardini: “Determinante il fatto che è stato superficiale e che la faglia è trascorrente” 

  • 50 minuti fa
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Venezuela: le riflessioni di un sismologo

Telegiornale 25.06.2026, 20:00

Di: TG-Mara Occiganu/sdr 

Il terremoto che ha colpito il Venezuela è legato alla complessa situazione geologica del continente sudamericano. Per capire meglio quanto accaduto e soprattutto per spiegare queste due potenti scosse avvenute a pochi secondi di distanza, il TG ne ha parlato con il sismologo Domenico Giardini.

“Sì, è sempre un fenomeno interessante. Non è la prima volta che si vede. Ci sono terremoti nostri storici, tipo quello dell’Irpinia, dove è successo esattamente la stessa cosa. La faglia parte e poi è come se si fermasse, poi riparte con un terremoto più grosso. Non è una vera replica, è un movimento di faglia un po’ complesso. Qui sono state due scosse a distanza di 20 secondi una dall’altra: Il terremoto è partito, si stava fermando. Poi ha deciso di diventare più grosso”.

Questo è stato un sisma partito a poca profondità. Si può dire che è il fattore scatenante di una catastrofe di questa portata?

“Fattore determinante è il fatto che sia superficiale e che la faglia è trascorrente. Mentre su un margine dove una placca si infila sotto un altro i terremoti possono essere molto più profondi, nelle faglie trascorrenti - mi viene in mente, per esempio, la faglia di Sant’Andrea – se la faglia è ben visibile alla superficie i terremoti sono superficiali. Quindi Caracas ha preso in pieno la forza del terremoto perché la rottura veniva verso di lei. È come quando noi sentiamo un treno: Il rumore del treno è più forte se il treno verso viene verso di noi, piuttosto che se va nella direzione opposta”.

C’è il rischio di nuovi eventi nelle prossime ore?

“Sì, sicuramente sì, ma bisogna distinguere: da un lato ci sono le repliche che avvengono nella zona della faglia che si è già rotta in questo evento principale. Dall’altra c’è la possibilità che l’altra parte della faglia si muova: questa è una faglia lunga 1’000 chilometri all’incirca, 150 chilometri si sono mossi e quindi adesso bisogna tenere tutto sotto osservazione per vedere se e quando il resto della faglia si muoverà. I terremoti arrivano, non si possono evitare, ma bisogna evitare che siano catastrofi”.

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