Nell’est dell’Ucraina prosegue la contro-offensiva dell’esercito di Kiev. I russi hanno abbandonato quasi tutta la regione di Kharkiv, insistono però con i bombardamenti proprio su quella zona. Intanto a quasi una ventina di chilometri dalla linea del fronte, a Izyum, si continua a scavare per recuperare i corpi di centinaia di persone che, secondo le autorità ucraine, sono vittime di crimini di guerra.
Izyum - nel sud della regione di Kharkiv, alle porte del Donbass - è la principale città riconquistata dalle forze ucraine in questa contro-offensiva, meno di dieci giorni fa. I collaboratori RSI Emanuele Valenti e Claudio Maggiolini l’hanno visitata.
Fino a pochi giorni fa la strada che porta a Izyum era un campo di battaglia. Lungo l’ultimo tratto di strada gli sminatori sono ancora al lavoro. Devono mettere in sicurezza almeno l’ingresso principale alla città. In questo momento le mine sono uno dei rischi maggiori. "Abbiamo già trovato diversi ordigni inesplosi. Solo in questa zona - che era sotto il controllo dei russi - tra i 200 e i 250 al giorno", spiega uno sminatore ucraino.
I militari controllano con attenzione tutto quello che entra e che esce. In cinque mesi di guerra e di occupazione è stato distrutto tutto. Intorno a mezzogiorno la gente si dirige verso alcuni punti di raccolta dove dovrebbero arrivare gli aiuti umanitari. Ci sono intere famiglie. Sono qua da alcune ore. Aspettano soprattutto cibo. Molti hanno finito da tempo le loro riserve. "L’occupazione è stata molto dura. Niente lavoro e bombardamenti continui. Eravamo quasi sempre nascosti. Per la paura alcuni non vogliono ancora uscire", spiega un cittadino. Molti erano qui anche nei giorni scorsi, ma gli aiuti non sono mai arrivati.
Ci spostiamo in un altro quartiere. Il paesaggio non cambia. Solo distruzione. Izyum è stata bombardata ed è stata teatro di intensi combattimenti. Lungo uno dei pochi ponti ancora praticabili la gente fa quello che per mesi non ha potuto fare, passeggiare e cercare parenti e amici. Tutto intorno una città spettrale, deserta, immersa nel silenzio.
Passiamo l’ennesima postazione militare e andiamo verso il bosco dove c’è il cimitero di Izyum. Qui, la scorsa settimana, proprio di fianco al cimitero, sono stati individuati quasi 450 cadaveri, seppelliti nei mesi scorsi dai russi o dai loro familiari. In questo sito subito fuori Izyum si continua a lavorare senza sosta. Anche questa mattina i lavori sono cominciati molto presto.






