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Atene alla testa dell’UE

Durante il semestre di presidenza ellenico, che inizia in gennaio, si terranno le elezioni europee

  • 30.12.2013, 09:30
  • 4 maggio, 12:44
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Da dopodomani l’Europa sarà guidata da un Paese nella cui capitale si sente l’odore del fumo di legna. Ad Atene capita spesso, in questi giorni, che un appartamento vada a fuoco perché il proprietario non ha più i soldi per pagare il gasolio e deve scaldarsi con qualcos’altro. E’ in questa stessa Atene che per sei mesi si terranno incontri ministeriali e riunioni di alto livello.

Dopo cinque anni di crisi e quattro di austerità, i conti pubblici della Grecia ( il paese più indebitato d’Europa ) cominciano a tornare, ma il prezzo da pagare è stato molto alto, specie per i più deboli. La disoccupazione supera il 28%, quella giovanile è più del doppio. E se l’Unione sta vincendo la battaglia del debito, rischia di perdere quella della politica: alle prossime elezioni europee, che si terranno proprio durante il semestre ellenico, qui ancor più che altrove potrebbero vincere gli estremisti, di destra e di sinistra, compresa l’ormai celebre Alba Dorata .

Corruzione e clientelismo

Un tempo i greci erano fra i più entusiasti sostenitori dell’Unione europea, anche come contraltare alla scarsa considerazione che hanno per la loro classe politica. Oggi guidano le classifiche della sfiducia. I fondi comunitari e il denaro a poco prezzo - ottenuto grazie ai bassi tassi di interesse dell’eurozona - hanno permesso nel decennio passato di costruire infrastrutture importanti come aeroporti, musei, metropolitane. Al tempo stesso però hanno foraggiato la corruzione e il clientelismo. Gli investitori stranieri, anche tedeschi , si sono spesso adeguati.

La repentina inversione di rotta imposta quale contropartita del salvataggio finanziario (oltre 200 miliardi di euro) ha portato ad una maggiore disciplina fiscale ma ha depresso l’economia, facendo crescere ulteriormente il debito, per il quale ora si parla di un possibile parziale condono in primavera.

Austerità non fa rima con giustizia

Austerità non ha fatto rima con giustizia: mentre si tagliano cure mediche e servizi di base, le grandi industrie della difesa in Germania e Francia continuano a beneficiare di commesse dallo Stato con le spese militari più alte d’Europa, mentre il caso della cosiddetta “lista Lagarde” ha messo in luce il continuo fenomeno dell’evasione fiscale e della fuga dei capitali, anche verso la Svizzera. Berna e Atene stanno discutendo, per ora senza successo, di un accordo sui capitali non dichiarati, analogo a quelli firmati con il Regno Unito e con la Germania (non ratificato).

A quarant’anni dalla fine della dittatura militare , la Grecia rimane un Paese instabile e problematico, che l’ingresso in Europa (1981) non ha pienamente modernizzato. Un Paese certo dalle molte responsabilità, ma che sta pagando caro gli errori commessi, compresa la fiducia riposta nei trucchi della finanza.

Tomas Miglierina

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La percentuale di greci che vivono in povertà, dopo cinque anni di crisi economica, è aumentata di sette volte: quest’anno ha raggiunto il 14% su una popolazione totale di circa 11 milioni di persone, a fronte del 2% nel 2009.

ATS

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  • RG 18.30 - Il servizio di Thomas Miglierina

    RSI Info 30.12.2013, 19:45

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