Le dighe di Belgrado hanno retto, anche grazie ai 12 km di rinforzi con sacchi di sabbia, ma si attendono nuovi picchi della Sava. L’affluente del Danubio è la minaccia principale per le regioni che attraversa dalla Croazia a Belgrado, con 12 città evacuate.
Le inondazioni hanno causato almeno 47 morti e colpito oltre un quarto della popolazione, 1,6 milioni di persone tra Serbia e Bosnia, con la Serbia che ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, il 21, il 22 ed il 23 di maggio. Le autorità sono riuscite a salvare la centrale termica Nikola Tesla, che produce il 50% dell’elettricità dello Stato. In Bosnia oltre 100'000 persone son state sfollate, si tratta dell’esodo più grande dalla guerra tra il 1992 ed il 1995.
La meteo mite da inizio settimana, con sole ed oltre 22 gradi, ha permesso di cominciare ad intervenire nelle zone toccate, occorre disinfettare per evitare una catastrofe epidemiologica. In quanto agli aiuti finanziari Belgrado, in quanto candidato all’UE, potrebbe ricevere da Bruxelles fino a un miliardo all’anno.
ATS/Gila







