Si è riunita lunedì, dalle 15.00, la giunta per le elezioni del Senato, chiamata a decidere sulla decadenza dal Parlamento della Repubblica italiana di Silvio Berlusconi , condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione (di cui tre coperti da indulto) e ad un periodo di interdizione dai pubblici uffici (la cui durata deve ancora essere stabilita) per frode fiscale nell’ambito del cosiddetto “processo Mediaset”.
Al centro del dibattito vi è l’applicazione della Legge Severino, che prevede l’incandidabilità per sei anni per i condannati e la loro conseguente uscita dal Parlamento qualora fossero già stati eletti. L'inizio delle discussioni è stato subito caratterizzato dallo scontro dei membri della giunta, con il PDL che ha immediatamente chiesto il rinvio.
E proprio per la volontà del centrodestra di procrastinare la decisione, c’è molta incertezza sulla durata del procedimento, che molto probabilmente non porterà ad un voto decisivo già lunedì. Sulla carta la composizione dell'organo politico è nettamente sfavorevole al Cavaliere, ma il PDL punta a un rinvio, prendendo tempo e sperando che il Partito democratico - con il timore di affondare il Governo Letta - decida di garantire tempi lunghi e magari attendere la decisione della Corte di Strasburgo a cui il premier ha fatto ricorso. La decisione della Corte dei diritti dell'uomo sull'ammissibilità del ricorso, tuttavia, non potrà essere presa prima di tre-quattro mesi.
Fintanto che Berlusconi siederà nei banchi del Parlamento godrà dell’immunità parlamentare, che ne impedisce l’arresto, ma se la giunta dovesse pronunciarsi per la sua decadenza il leader del Popolo della libertà andrebbe immediatamente incontro alla pena che gli è stata inflitta.
Red.MM
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