Una ventina di padiglioni nazionali della Biennale di Venezia ha chiuso in segno di protesta. Tra i Giardini e l’Arsenale, anche il padiglione svizzero ha aderito all’iniziativa.
Lo sciopero è stato promosso da lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del padiglione israeliano e “genocidio ancora in corso in Palestina”. L’annuncio arriva dal canale Telegram Global Project, che parla di una mobilitazione “senza precedenti”.
L’elenco dei paesi che hanno chiuso il loro padiglione comprende Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e il padiglione Arti Applicate. La lista è ancora in aggiornamento.
Per il pomeriggio è previsto un corteo. Il ritrovo è fissato alle 16.30 in via Garibaldi. L’obiettivo è raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale. La mobilitazione è promossa dal collettivo Anga - Art Not Genocide Alliance. La manifestazione si terrà “contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele”, ha scritto l’organizzazione sui suoi canali social.
Mercoledì circa 200 persone avevano partecipato all’azione di protesta durante l’inaugurazione della 61esima Biennale d’Arte. I manifestanti si erano radunati vicino alla Sala d’armi dell’Arsenale. Poi si erano diretti in corteo davanti al padiglione di Israele, esponendo due striscioni con le scritte “Stop genocide” e “No artwashing genocide”.

Biennale di Venezia nella tormenta
Telegiornale 02.05.2026, 12:30






