Oltretevere

Vaticano–USA, tregua diplomatica, ma tra Cuba, Iran e Venezuela le crepe restano

Ieri l’incontro fra Leone e Rubio dopo gli attacchi di Trump al Papa. La tregua raggiunta ma sui dossier internazionali restano le divergenze

  • 40 minuti fa
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  • Keystone
Di: Rod 

Un incontro definito «amichevole e costruttivo» dalla Santa Sede, mentre fonti statunitensi parlano di «relazioni solide» e di un «impegno comune per la pace». Dietro il linguaggio della diplomazia emerge però un dato politico preciso: l’udienza in Vaticano tra Leone e il segretario di Stato Usa Marco Rubio (7 maggio 2026) ha avuto soprattutto la funzione di raffreddare una tensione crescente, percepita nelle ultime settimane dentro e fuori le mura leonine.

Un clima di cautela prima del faccia a faccia

Fino alla vigilia del colloquio, il clima era segnato da una prudenza quasi palpabile. La sensazione era che Oltretevere ritenessero il dialogo necessario ma non sufficiente a sanare divergenze accumulate nel tempo. Proprio per questo i toni misurati dei comunicati finali vengono letti come un primo risultato concreto: evitare che le frizioni esplodessero in uno scontro aperto.

Il segnale da Washington: nuove sanzioni a Cuba

In questo quadro, da Washington è arrivato un segnale tutt’altro che marginale. Poche ore dopo l’incontro in Vaticano, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro Cuba, colpendo il Grupo de Administración Empresarial (GAESA) e la sua leadership, oltre alla società Moa Nickel, attiva nell’estrazione di minerali strategici. Secondo Axios, la mossa si inserisce in una strategia di pressione crescente e nel rafforzamento della postura del US Southern Command in vista di possibili scenari di crisi con l’isola. Sul piano interno cubano, le sanzioni toccano il cuore dell’economia nazionale: il conglomerato militare GAESA, nato durante il “Periodo Especial” dopo il crollo dell’Urss su impulso di Raúl Castro. Un colosso che controlla turismo, edilizia, logistica, commercio e finanza, dal 1991 il principale motore economico dell’isola.

Le altre divergenze: Teheran e Caracas

L’incontro in Vaticano non ha riguardato solo Cuba. Sul tavolo sono finite anche le divergenze su Iran e Venezuela, due dossier che negli ultimi mesi hanno contribuito a irrigidire il dialogo tra Washington e la Santa Sede.

Iran: diplomazia vaticana e linea dura americana

La Santa Sede mantiene da anni un canale di comunicazione con Teheran, convinta che il dialogo sia indispensabile per evitare un’escalation regionale. Leone ha più volte insistito sulla necessità di preservare spazi negoziali, soprattutto dopo l’inasprimento delle tensioni nel Golfo e il deterioramento del quadro umanitario.

Gli Stati Uniti, invece, continuano a privilegiare una strategia di contenimento nei confronti della Repubblica islamica, con sanzioni mirate e un approccio più rigido sul dossier nucleare. Secondo fonti diplomatiche, Washington avrebbe espresso preoccupazione per alcune aperture vaticane considerate «troppo ottimistiche», mentre la Santa Sede teme che un irrigidimento ulteriore possa far precipitare la regione in un conflitto incontrollabile.

Venezuela: mediazione difficile

Altro punto sensibile è il Venezuela. La Santa Sede, pur tra mille difficoltà, ha tentato negli anni un ruolo di mediazione tra governo e opposizione. Leone ha ribadito più volte la necessità di garantire elezioni credibili, la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti umani.

Gli Stati Uniti, invece, oscillano tra pressioni economiche e aperture tattiche, legate soprattutto alla questione energetica. Secondo osservatori vicini al dossier, Washington avrebbe chiesto al Vaticano una posizione più netta contro il governo di Caracas, mentre la Santa Sede teme che un approccio troppo frontale possa far saltare gli ultimi canali di dialogo rimasti.

Una distensione fragile

L’udienza in Vaticano ha dunque permesso di congelare le tensioni, ma non di risolverle. Le divergenze restano, soprattutto su come gestire i dossier più delicati dell’emisfero occidentale e del Medio Oriente. Per ora, l’obiettivo comune sembra essere uno solo: evitare che le differenze di approccio si trasformino in una frattura diplomatica.

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L'opinione di Paolo Rodari

Telegiornale 07.05.2026, 20:00

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