La 61esima Biennale d’Arte di Venezia sta suscitando non poche polemiche. Al centro del dibattito, quest’anno, la presenza del padiglione russo, la prima partecipazione della Russia dall’invasione dell’Ucraina quattro anni fa. La questione ha sollevato una “bufera politica”, portando persino alle dimissioni della giuria internazionale, che ha dichiarato di non poter giudicare artisti provenienti da Paesi i cui leader sono sotto inchiesta per crimini di guerra. Nonostante le proteste e le minacce di taglio dei finanziamenti da parte della Commissione Europea, il presidente della Biennale ha difeso la scelta, definendo la Biennale non un tribunale, ma un luogo di dialogo e arte. Tuttavia, il padiglione russo rimarrà aperto solo per pochi giorni e accessibile unicamente agli addetti ai lavori, chiudendo definitivamente il 9 maggio.
In questo contesto teso e carico di significati politici, il Padiglione Svizzero, inaugurato oggi con la presenza della consigliera federale Baume-Schneider, propone una riflessione profonda e attuale sul tema della convivenza delle differenze. Il curatore, il luganese Gianmaria Andreetta, ha spiegato che la mostra si concentra sulle “questioni non risolte” e invita il pubblico a prendere posizione e a riflettere sul significato del vivere insieme in una società complessa e multiforme.

Al via la Biennale d'Arte a Venezia
Telegiornale 07.05.2026, 20:00
Un elemento centrale e particolarmente evocativo dell’esposizione svizzera è un’installazione che ripropone i pubblici di due trasmissioni storiche della televisione svizzera. Si tratta di “Telearena”, un talk show di SRF, andato in onda nel 1978, e “Agora”, un talk show della RTS del 1984. Entrambe le trasmissioni affrontavano il tema dell’omosessualità, che all’epoca veniva spesso etichettato come “il problema dell’omosessualità”. Queste trasmissioni rappresentarono momenti cruciali per la visibilità Queer in Svizzera, invitando per la prima volta persone omosessuali a esprimersi e a raccontare le proprie esperienze di vita davanti a un vasto pubblico, raggiungendo fino al 30% della popolazione.
Il curatore sottolinea come, attraverso la riproposizione di questi archivi televisivi, sia possibile tornare indietro nel tempo e cogliere diverse sfumature e far risaltare aspetti che all’epoca erano meno evidenti o apertamente discussi. La mostra evidenzia come, sebbene ci sia stato un progresso significativo nella percezione e accettazione delle diversità, la questione fondamentale di chi abbia il diritto di parola e visibilità nello spazio pubblico non sia cambiata radicalmente. Questa strategia artistica, che utilizza il tempo come materiale, permette di riflettere su come le discussioni siano state concepite e su chi fosse autorizzato a partecipare al dibattito pubblico.

La Svizzera alla Biennale di Venezia
Prima Ora 07.05.2026, 18:00
La consigliera federale Baume-Schneider, pur rispettando la decisione della Biennale sulla presenza del padiglione russo, ha espresso un personale rammarico per il messaggio che tale scelta può trasmettere, sottolineando l’importanza di un’arte che promuova il dialogo e la comprensione in un mondo sempre più frammentato. Il Padiglione Svizzero, con la sua indagine sulla convivenza e la rilettura storica di temi sociali, si inserisce in questo dibattito, offrendo spunti di riflessione in un’edizione della Biennale che si preannuncia ricca di tensioni e stimoli.



