Non finisce l’incubo per Selahattin Demirtas, il leader curdo di Turchia, già in prigione dal 2016, che giovedì è stato condannato a 42 anni di reclusione per 47 capi d’imputazione da un tribunale di Ankara; ritenuto colpevole, tra l’altro, di avere “aiutato a distruggere l’unità e l’integrità territoriale dello Stato” e “incitato il pubblico a disobbedire alla legge”.
Il caso di Demirtas fa scalpore, non solo in Turchia: già dall’arresto del 2016 e nel 2018 la Corte europea dei Diritti umani aveva chiesto la scarcerazione del politico curdo, ma la sentenza fu respinta da Ankara. Durante il suo discorso dopo essere stato nuovamente eletto capo dello Stato, nel 2023, Erdogan aveva affermato che fino a quando sarà al governo, Demirtas non uscirà di prigione.
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