L'inattesa evoluzione della travagliata situazione egiziana potrebbe condurre il deposto presidente Mohamed Morsi, ora in custodia cautelare, nella stessa prigione (quella di Tora) in cui è rinchiuso il suo predecessore e nemico Hosni Mubarak con tutti i suoi gerarchi.
A farlo capire, sabato, è stato il ministro dell'interno Mohamed Ibrahim, che è tornato a giustificare la linea dura dell'esercito nei confronti delle manifestazioni di piazza dei Fratelli musulmani. Questo mentre a New York da New York il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon ha lanciato un nuovo appello per il rilascio di Morsi.
Pure il vicepresidente Mohamed ElBaradei, oppositore di Morsi, ha condannato "l'uso eccessivo della forza" che ha causato decine di morti nella notte. Le reazioni internazionali sono state piuttosto tiepide: ne sono giunte di condanna dalla Gran Bretagna, dall'Unione Europea e dalla Turchia. Gli Stati Uniti hanno espresso inquietudine per l'aumento delle violenze. Il bilancio degli scontri fra fautori di Morsi (che parlano di 120 morti) e agenti resta incerto. Per fonti ufficiali al Cairo, gli uccisi sono solo 21 e l'esercito non si sarebbe servito di proiettili veri.
RedMM
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Il servizio di Emiliano Bos
RSI Info 27.07.2013, 20:42









