Francia-Marocco non è soltanto un quarto di finale dei Mondiali di calcio. È una partita dentro la partita: quella dell’identità, dell’appartenenza, della memoria e del futuro di una società che da tempo non può più raccontarsi come una sola cosa.
A Boston, giovedì sera, scendono in campo due delle squadre più attese del torneo. Francia e Marocco promettono spettacolo, talento, intensità. Ma attorno a questa sfida c’è molto di più del calcio. C’è un passato coloniale che continua a lasciare tracce, c’è una lunga storia di immigrazione, ci sono tensioni in diverse aree del Paese, ci sono famiglie divise - o meglio, unite - da due rive del Mediterraneo. E ci sono milioni di persone per cui questa partita non è “Francia contro Marocco”, ma Francia e Marocco insieme.
Molto più di un quarto di finale
Tra loro c’è Salima Haddour, franco-marocchina, presidente del Club 21ème Siècle, da anni impegnata sui temi dell’integrazione, della pluralità. Intervistata da Annalisa Cappellini per SEIDISERA, ribadisce che questa partita in definitiva rivela qualcosa di molto profondo sulla società francese. “Questo perché oggi molti giovani francesi hanno una storia familiare legata al Marocco… Perché i loro genitori sono marocchini o di origine marocchina di seconda o di terza generazione. E in effetti ciò che sta cambiando, credo, è che non viene più vissuto come un dilemma tra due lealtà. Viene vissuto piuttosto come un duplice arricchimento. La partita che vedremo alcuni la immaginano come un momento di crisi d’identità, un momento di tensione identitaria ma in realtà se vogliamo guardare le cose in modo più realistico, e anche positivo, può anche essere analizzata come un riflesso di ciò che la Francia è diventata. Una Francia plurale, fatta di percorsi, famiglie, storie di successo che si intersecano”.
“Va mantenuta la promessa repubblicana”
Una partita può accendere entusiasmi, orgoglio, emozioni collettive. Ma può anche far emergere nervi scoperti. In Francia, sempre più spesso, eventi sportivi che coinvolgono squadre del Maghreb diventano occasione di tensioni, polemiche, scontri. Una parte dell’opinione pubblica li legge come il segnale di una mancata assimilazione, quasi la prova che qualcosa non abbia funzionato. L’esperta ribalta la prospettiva. Il problema, dice, non è una presunta insufficienza di integrazione da parte dei giovani francesi di origine magrebina. Il problema è continuare a chiedere loro di dimostrare qualcosa che dovrebbe essere già riconosciuto. “Spesso parliamo di assimilazione e di integrazione”, osserva. “L’assimilazione implica che si debba cancellare una parte di sé per essere riconosciuti come francesi. Ma questi giovani non sono immigrati: sono nati in Francia, sono francesi. Non possiamo più chiedere a queste giovani generazioni di fornire continuamente prove della loro integrazione”. Il punto, spiega, è mantenere la promessa repubblicana, cioè pari opportunità a scuola, nel lavoro, nell’accesso alle responsabilità, nella rappresentanza mediatica.
“Attenzione alle letture parziali”
Certo, le immagini dei disordini colpiscono. Auto incendiate, scontri, tensioni dopo le partite, queste sono scene che entrano nelle case attraverso la televisione e diventano rapidamente racconto dominante. Per la direttrice franco-marocchina fermarsi a quelle immagini significa accettare una rappresentazione parziale. “Io vedo anche molte altre cose oltre la rabbia, molto meno mediatizzate ma che esistono”, racconta. “Incontro tutti i giorni giovani che hanno successo, che lavorano duramente per farcela e che affrontano ancora molte difficoltà. La realtà è molto più complessa di una singola immagine che dura pochi minuti o pochi secondi”.
Per questo, secondo Haddour, serve anche un lavoro sul racconto. Le identità non sono necessariamente conflitti. Possono essere stratificazioni, ponti, ricchezze. La domanda “per chi tifi?” chiude il ragionamento dell’esperta di integrazione. “Io stessa sono francese e marocchina”, dice Haddour. “In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da persone che mi chiedono: allora per chi tifi? Per la Francia o per il Marocco? Io rispondo che non tifo né per la Francia né per il Marocco. Tifo per la Francia, ma anche per il Marocco. E quindi vincerò in entrambi i casi questa partita, perché entrambe sono le mie squadre”.
La Tribù del calcio: Francia – Marocco
La Tribù del calcio 09.07.2026, 09:05
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