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Frontalieri, la disoccupazione la pagherà lo Stato dove lavoravano

Stati membri dell’UE favorevoli a una riforma ancora da sottoporre al Parlamento - La Svizzera non si dovrebbe adeguare automaticamente

  • Un'ora fa
  • 51 minuti fa
In Svizzera lavorano centinaia di migliaia di tedeschi, austriaci, francesi e italiani

In Svizzera lavorano centinaia di migliaia di tedeschi, austriaci, francesi e italiani

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Di: ATS/pon 

Gli Stati dell’Unione europea, attraverso i loro ambasciatori a Bruxelles, hanno dato via libera mercoledì con 21 voti contro 4 e 2 astenuti a una riforma del coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, una modifica discussa da un decennio e che - se accolta anche dal Parlamento - avrà un impatto potenzialmente significativo anche per la Svizzera. Di fatto, viene adottato il principio della validità del luogo di lavoro anche per le prestazioni sociali e in particolare per quelle destinate ai disoccupati. Sono toccati da questo passo anche i frontalieri ed è qui che la Confederazione entra in gioco.

Oggi un frontaliere che diventa disoccupato ricade sotto il sistema dello Stato in cui risiede e beneficia delle prestazioni erogate da quest’ultimo. Un domani, con questa riforma, lo stesso lavoratore beneficerebbe della copertura del Paese in cui ha lavorato e pagato i contributi. Ventidue settimane ininterrotte di contributi daranno diritto a 6 mesi d’indennità di disoccupazione, se i requisiti interni dell’ultimo Paese di lavoro sono soddisfatti.

L’annuncio è stato dato dalla presidenza di turno cipriota. “L’accordo porta una chiarezza a lungo attesa”, ha spiegato citato in una nota stampa il ministro del lavoro del Paese, Marinos Moushouttas. “Le regole riviste renderanno più facile per le persone che vivono o lavorano in un altro Stato europeo capire ed avere accesso alle prestazioni e ai benefici a cui hanno diritto. Ne risulterà una maggiore libertà di movimento, un rafforzamento dei mercati del lavoro e un’Europa più competitiva e socialmente più giusta per tutti”.

Il regolamento è parte dell’accordo sulla libera circolazione delle persone stipulato tra Berna e Bruxelles. La sua ripresa potrebbe avvenire solo “dopo esplicito consenso della Svizzera”, aveva affermato di recente un portavoce della Segreteria di Stato dell’economia (SECO). La Confederazione non è quindi obbligata a recepire questa novità, il passo non sarebbe automatico. Tuttavia, in caso di rifiuto si potrebbe aprire un nuovo fronte con Bruxelles, che potrebbe adottare ritorsioni su altri dossier.

Notiziario 17.00 del 29.04.2026

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