Nonostante la guerra con l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, in Svizzera il diesel e la benzina continuano a fluire alle stazioni di servizio e gli aerei continuano a decollare. Per quanto riguarda il cherosene, tuttavia, la situazione è tesa.
L’approvvigionamento degli aeroporti svizzeri è garantito fino alla fine di maggio 2026, scrive l’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese (UFAE). In caso di carenze, la Confederazione può autorizzare il prelievo dalle scorte obbligatorie. Questo vale per tutti i combustibili e carburanti. E ciò che è stoccato in questi depositi in Svizzera, a differenza di quanto avviene nei Paesi dell’Unione Europea (UE), è destinato esclusivamente al fabbisogno nazionale.
Se il cherosene dovesse scarseggiare in uno Stato dell’UE, gli altri Paesi membri devono applicare il cosiddetto principio di solidarietà energetica. La Germania, ad esempio, sarebbe obbligata a soccorrere un altro Paese dell’Unione fornendo il proprio carburante.
Rendez-vous (SRF, 27.04.2026)
Le riserve svizzere, invece, sono destinate esclusivamente alla Svizzera, afferma Nicole Mathys, responsabile Energia dell’UFAE. “La Svizzera non è membro dell’UE e quindi non è vincolata dal principio della solidarietà energetica” sottolinea.
Esiste però un’eccezione. Per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas esiste un accordo tra Svizzera, Italia e Germania, precisa Mathys. Se in uno di questi Paesi il gas dovesse scarseggiare, è possibile richiedere reciprocamente misure di solidarietà. “In questo caso l’attenzione si concentra sulla fornitura di gas ai clienti protetti, come ad esempio le economie domestiche, gli ospedali o i servizi di emergenza” spiega.
Questi clienti avrebbero dunque la priorità per i rifornimenti. A differenza del gas, per i carburanti non esiste invece alcuna forma di priorità. Il fatto che la Svizzera non preveda un meccanismo di solidarietà energetica non significa quindi che non potrebbe risentire di un’eventuale penuria di carburanti.
Dato che in caso di carenze, i carburanti come il cherosene, ma anche il diesel o la benzina, verrebbero immessi sul mercato dalle scorte obbligatorie svizzere attraverso i canali tradizionali, è possibile che commercianti esteri acquistino carburante, spiega Mathys: “Teoricamente qualcuno può comprarlo e rivenderlo dall’altra parte del confine”. Il mercato, dunque, resterebbe aperto.
Priorità ai voli di soccorso
Il Consiglio federale può inoltre decidere delle eccezioni. “Se, ad esempio, il cherosene dovesse diventare estremamente scarso, il Consiglio federale potrebbe ordinare che, ad esempio, i voli di soccorso, antincendio e di ricerca ricevano le forniture di cherosene di cui hanno bisogno”, spiega Mathys. Al momento, tuttavia, una simile eventualità appare ancora lontana.
Tutte queste regole non riguardano però l’esercito. Secondo l’UFAE, le forze armate dispongono di proprie scorte di cherosene. Il loro carburante non è quindi stoccato con le scorte obbligatorie che la Confederazione gestisce in collaborazione con l’industria petrolifera svizzera.
Meno scorte del previsto
Le scorte obbligatorie sono previste per far fronte a situazioni come quella attuale, ma le riserve di cherosene sono inferiori a quanto previsto dall’ordinanza in vigore, che per il carburante per aviazione stabilisce una copertura di tre mesi.
Attualmente, secondo l’UFAE, l’autonomia è di circa 72 giorni. La discrepanza viene spiegata con il metodo di calcolo delle scorte: il valore attuale della quantità da immagazzinare si basa sul consumo medio di carburante dal 2022 al 2024. Dalla fine del 2024 allo scoppio della guerra in Iran però il consumo è aumentato sensibilmente, e bisogna quindi incrementare le scorte, oltre a garantire la normale fornitura di carburante.











