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Gül non approva il blocco di Twitter

La decisione del premier Erdogan non ha suscitato entusiasmo tra i politici. Critiche anche da Berlino

  • 21.03.2014, 13:47
  • 4 maggio, 13:03
Abdullah Gül

Abdullah Gül

  • REUTERS

L’iniziativa del premier turco Erdogan di bloccare Twitter, ha suscitato le critiche del presidente Abdullah Gül e l’ira della popolazione, parte della quale ha lanciato un appello a manifestare. L’operazione è stata parzialmente infruttuosa poiché solo una parte dei 10 milioni di utilizzatori non hanno potuto accedervi per alcune ore.

Violazione della sfera privata

Sul suo sito, l’ufficio delle telecomunicazioni si è giustificato affermando di aver chiesto a Twitter – senza ottenere risposta – di ritirare alcuni contenuti che infrangevano il diritto alla vita privata. Ultimamente vi sono circolate registrazioni che proverebbero la corruzione del premier. Accuse rinnegate in blocco dall’interessato.

Il presidente non approva

La decisione di Erdogan è stata contestata apertamente da una parte dei politici del paese, a partire dal presidente stesso, che lo ha annunciato… su Twitter! “Non è accettabile un blocco totale dei social network. (…) spero che questa situazione non duri a lungo.” Gül aveva già espresso la sua disapprovazione anche quando Erdogan aveva minacciato di oscurare facebook e youtube.

Critiche anche da Berlino

Critiche sono giunte anche da Berlino: “In una società libera, la scelta dei mezzi usati per comunicare spetta al cittadino, e non allo Stato” ha twittato il portavoce governativo Steffen Seibert.

afp/reuters/mrj

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Come è stato aggirato il blocco?

L’intero sito twitter.com è stato oscurato dalle autorità, ma aggirare questa misura è stato facile: è bastato per gli utilizzatori passare da un sito “tunnel” che permette di cambiare il proprio IP, creandone uno esterno alla Turchia e quindi non più sottoposto al blocco. Questo metodo è probabilmente stato usato da Gül, come pure dal vice di Erdogan, Bülent Arinç, e dal sindaco di Ankara Melih Gökçek - tutti appartenenti al partito del premier.

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