Papa Leone XIV ha ricevuto giovedì il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, in un momento di forti tensioni fra la Santa Sede e la Casa Bianca per i ripetuti attacchi di Donald Trump a Robert Francis Prevost. Il responsabile della diplomazia statunitense, lui stesso fervente cattolico, è arrivato alle 11.15 e ha trascorso due ore e mezza in Vaticano, con il pontefice prima e con il suo omologo Pietro Parolin in seguito, prima di ripartire in automobile.
Nessuna delle due parti, nell’immediato, ha fornito dettagli sul contenuto dei colloqui, definiti da parte americana “amichevoli e costruttivi”. Il faccia a faccia con Leone sembra però essere durato più del previsto, dato che il Papa si è presentato con 40 minuti di ritardo all’appuntamento successivo con lo staff vaticano, scusandosi per l’attesa.
L’ultima di una lunga serie di note stonate da Washington era arrivata lunedì, quando Trump aveva sostenuto che Leone - primo Papa statunitense della storia - era d’accordo con il fatto che l’Iran si procurasse armi nucleari e che così facendo “sta mettendo in pericolo tanti cattolici”. Affermazione alla quale Prevost aveva replicato dicendo che il suo è un messaggio di pace e di rifiuto dell’arma atomica. In aprile Trump aveva invece definito il 70enne Leone “debole” di fronte alla criminalità e “nullo” in politica estera. Ci si era già messo anche il vicepresidente JD Vance (un convertito al cattolicesimo), con l’affermazione che il Papa “dovrebbe stare attento quando parla di teologia”.
Il viaggio in Vaticano “era previsto da tempo”, aveva dichiarato Rubio martedì in una conferenza stampa a Washington, evocando la libertà di religione fra i temi previsti. Sollecitato dalla stampa mercoledì, Parolin aveva invece riconosciuto l’importanza degli Stati Uniti come interlocutore e anticipato che “lo ascolteremo” e “parleremo di tutto quanto è successo negli ultimi giorni. Sono argomenti che non si possono ignorare”.

Iniziato l'incontro tra Marco Rubio e Leone XIV
Telegiornale 07.05.2026, 12:30












