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G8 a Genova, il sangue che cambiò i summit internazionali

Il 20 luglio 2001 il giovane Carlo Giuliani fu ucciso da un poliziotto durante i disordini a margine del vertice - Venticinque anni fa le violenze che mutarono l’approccio alla sicurezza di questi eventi

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Piazza Alimonda viene ribattezzata da un giovane "Piazza Carlo Giuliani ragazzo"

Piazza Alimonda viene ribattezzata da un giovane "Piazza Carlo Giuliani ragazzo"

  • Keystone
Di: Stefano Pianca 

Sono passati 25 anni dal G8 di Genova che segnò uno spartiacque per l’organizzazione dei vertici internazionali. Ripercorriamo le violenze di quei giorni, funestati dalla morte di un giovane, Carlo Giuliani, ma anche dal pestaggio alla scuola Diaz e dalle umiliazioni subite dagli attivisti alla caserma di Bolzaneto. Una somma di errori e orrori che misero sotto accusa la gestione della forza da parte dello Stato italiano. Ma anche un insegnamento sull’approccio equilibrato da adottare, come dimostrano le misure prese lo scorso mese a Ginevra in occasione del corteo anti-G7.

Un giovane di spalle, in canottiera bianca e con un passamontagna blu scuro, solleva un estintore rosso. Di fronte a lui vediamo, in retromarcia, un fuoristrada Defender dei carabinieri. Dal vetro posteriore, infranto, spunta una pistola: il carabiniere all’interno del veicolo esplode due colpi.

Gli istanti che precedono la morte di Carlo Giuliani, ma non è lui a scagliare l'estintore rosso

Gli istanti che precedono la morte di Carlo Giuliani, ma non è lui a scagliare l'estintore rosso

  • Reuters

Sono le 17.27 del 20 luglio 2001 in Piazza Alimonda. È l’istante in cui Carlo Giuliani, 23 anni, viene colpito a morte.

Venticinque anni dopo, questa morte resta l’epicentro violento del G8 di Genova. O, per usare le parole del cantautore Francesco Guccini, nell’omonima canzone, “resta amara indelebile la traccia aperta di una ferita”. Ma per raccontare quei giorni, occorre fare un passo indietro.

Due anni prima a Seattle, emerge il movimento no global

Un balzo all’indietro di almeno due anni, quando a Seattle, nel novembre 1999, le proteste contro il vertice dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) segnarono l’emergere di un movimento internazionale eterogeneo, capace di riunire ambientalisti, sindacalisti, organizzazioni cattoliche, associazioni per i diritti umani e gruppi della sinistra radicale. Da lì prese forma quella galassia che i media avrebbero definito “movimento no global”.

Scontri tra polizia e manifestanti al WTO di Seattle il 30 novembre 1999

Scontri tra polizia e manifestanti al WTO di Seattle il 30 novembre 1999

  • Keystone

Per inciso molte delle questioni sollevate allora, il controllo della finanza globale, la sostenibilità ambientale, le disuguaglianze sociali e il potere delle multinazionali, sono oggi entrate stabilmente nel dibattito pubblico.

Le manifestazioni che si susseguirono tra Seattle, Praga e Göteborg fecero crescere la convinzione che il G8 di Genova sarebbe diventato il principale terreno di confronto, e scontro, tra i leader delle grandi potenze e una nuova opposizione globale.

A coordinare la protesta nacque il Genoa Social Forum, una rete che riuniva centinaia di associazioni italiane e internazionali decise a organizzare cortei, dibattiti e iniziative pacifiche. L’attesa era enorme: decine di migliaia di persone si prepararono a raggiungere la città ligure, trasformando il vertice in un appuntamento simbolico.

Genova per noi (o piuttosto perché?)

La scelta di Genova come sede del G8 (tornato poi G7 dal 2014, quando la Russia fu sospesa dopo aver annesso la Crimea ucraina) non fu casuale. Si fondava su una città da secoli crocevia del commercio e degli scambi nel Mediterraneo: un simbolo ideale per ospitare i leader delle maggiori potenze economiche del mondo.

Da subito non mancarono però le perplessità, da un lato perché il movimento no global stava crescendo rapidamente in tutta Europa e le proteste che avevano accompagnato altri vertici internazionali lasciavano prevedere una mobilitazione senza precedenti. Dall’altro a preoccupare era anche la conformazione della città: un centro storico fitto di vicoli, i famosi caruggi, ma anche i quartieri densamente abitati, i collegamenti complessi e gli spazi limitati per separare manifestanti, residenti e apparati di sicurezza.

Il sopralluogo del premier Silvio Berlusconi con Giuseppe Pericu, sindaco di Genova, è il 29 giugno 2001

Il sopralluogo del premier Silvio Berlusconi con Giuseppe Pericu, sindaco di Genova, è il 29 giugno 2001

  • Keystone

Mentre Genova si preparava al G8, fece discutere l’attenzione del premier Berlusconi per gli aspetti più marginali, come gli allestimenti floreali che avrebbero fatto da cornice al vertice. In seguito il governo italiano fu invece criticato per la gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza durante il summit e gli scontri che seguirono.

In occasione del G8 del 2001 a Genova la rockstar Bono Vox, a sinistra, scherza amabilmente con Vladimir Putin e Tony Blair

In occasione del G8 del 2001 a Genova la rockstar Bono Vox, a sinistra, scherza amabilmente con Vladimir Putin e Tony Blair

  • Reuters

Per proteggere il vertice fu progettata una vasta “zona rossa”, blindata e interdetta ai non autorizzati, che trasformò per giorni il volto della città. Una scelta destinata ad alimentare ulteriori tensioni e polemiche. Quando i primi cortei raggiunsero Genova, il confronto fra esigenze di sicurezza e diritto di manifestare era già diventato uno dei temi centrali del G8. La città, prima ancora dell’arrivo dei capi di Stato, era già sotto pressione.

La zona rossa e gli altri luoghi emblematici

A ridosso del G8, che si tenne dal 19 al 22 luglio 2001, Genova smise progressivamente di essere una città come le altre. Attorno al Palazzo Ducale, sede del vertice, c’era la “zona rossa”, un’area interdetta e protetta da chilometri di recinzioni metalliche, posti di blocco e controlli continui. A presidiarla giunsero migliaia di uomini tra polizia, carabinieri e reparti speciali.

Vertice del G8 a Genova: i luoghi

Vertice del G8 a Genova: i luoghi

  • Genoa Legal Forum

Una mappa allestita dal Genoa Legal Forum (GFL), fornisce un quadro della città durante il G8, con le differenti restrizioni di accesso: zona rossa e gialla (soggetta a forti limitazioni, ma non completamente interdetta). Il GFL fu una rete di avvocati, giuristi e consulenti legali costituita per fornire assistenza giuridica ai manifestanti. Nella cartina sono indicati anche i luoghi passati alla cronaca per le violenze: Piazza Alimonda, dove fu ucciso Carlo Giuliani (19), il dormitorio alle scuole Diaz dove gli attivisti furono selvaggiamente picchiati dalla polizia (11). La caserma di Bolzaneto, dove i fermati subirono altri trattamenti degradanti, è fuori mappa: si trova nella parte nord-occidentale di Genova, nella valle del torrente Polcevera.

Piazza Alimonda: ore 17.27

Nel frattempo, accanto alle organizzazioni che promuovono cortei pacifici e iniziative di protesta, fanno la loro comparsa gruppi riconducibili all’area dei Black Bloc, non un’organizzazione, ma piuttosto una tattica - il vestirsi di nero con il volto coperto - di protesta. Le devastazioni di banche, negozi e automobili che si registrano nelle prime ore delle manifestazioni contribuiscono ad alzare ulteriormente la tensione.

Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido d’Africa nera
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera
Nera o blu l’uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia
Facce e scudi da opliti, l’odio di dentro come una scabbia

Francesco Guccini, Piazza Alimonda, canzone dall’album “Ritratti” del 2004

Nel pomeriggio del 20 luglio 2001, mentre gli scontri si moltiplicano in diverse zone della città, matura il momento più drammatico. Il corteo autorizzato dei Disobbedienti su via Tolemaide, accanto alla stazione di Brignole, viene caricato dalla polizia. Ciò provoca una dispersione dei manifestanti nelle vie circostanti. Nella laterale via Caffa, che porta su Piazza Alimonda, un mezzo dei carabinieri, rimasto isolato dal resto del reparto, viene circondato da alcuni manifestanti. Volano pietre, oggetti, bastoni. In pochi secondi la situazione degenera.

Tra i giovani presenti c’è Carlo Giuliani, 23 anni. Le fotografie scattate in quegli istanti lo ritraggono mentre solleva un estintore davanti al Defender dei carabinieri. Dall’interno del veicolo parte uno sparo. Sono le 17.27.

Il corpo di Carlo Giuliani riverso a terra

Il corpo di Carlo Giuliani riverso a terra

  • Reuters

La notizia della morte del giovane si diffonde rapidamente tra i manifestanti. A quel punto il vertice diventa una vicenda segnata da una vittima e da interrogativi sull’uso della forza che infiammeranno il dibattito pubblico italiano per anni.

Sul piano giudiziario, le inchieste e i successivi pronunciamenti dei tribunali italiani e della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno ritenuto che l’uso dell’arma da parte del carabiniere, l’allora 20enne Mario Placanica, avvenne in una situazione di legittima difesa così come ricostruita nei processi. Verità ufficiali cui la famiglia della vittima non ha mai creduto. Le foto con una pietra insanguinata accanto alla testa del 23enne, per Giuliano Giuliani, il papà di Carlo, sono la prova dello “sporco tentativo di depistaggio che avviene un attimo dopo”. C’è anche un video che mostra un poliziotto che punta il manganello verso gli astanti e grida: “Bastardo! Tu l’hai ucciso con il tuo sasso”.

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04:40

Quello spirito di Genova

RSI Info 19.07.2021, 07:45

  • RSI/Checchino Antonini - Massimo Lauria

“Macelleria messicana” alla Diaz

La morte di Carlo Giuliani rappresenta l’apice, ma non la fine delle violenze nei giorni del G8 a Genova. Nella notte tra il 21 e il 22 luglio, le forze dell’ordine fanno infatti irruzione nel complesso scolastico Diaz-Pertini, utilizzato come dormitorio e centro stampa da attivisti e giornalisti. L’operazione viene giustificata con la ricerca di appartenenti al Black Bloc, ma il bilancio è pesantissimo: decine di persone riportano ferite, molte vengono trasportate in ospedale, alcune in condizioni gravi. Le immagini dei corridoi insanguinati e dei sacchi a pelo disseminati nelle aule fanno rapidamente il giro del mondo.

Anni dopo, un funzionario di polizia presente all’operazione definirà quella scena una “macelleria messicana”: “Arrivato al primo piano dell’istituto - raccontò nel 2007 il vice questore aggiunto Michelangelo Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana”.

Manifestanti su un marciapiede nel centro di Genova il 21 luglio 2001

Manifestanti su un marciapiede nel centro di Genova il 21 luglio 2001

  • Reuters

Durante l’irruzione le persone presenti alla Diaz furono picchiate con violenza da decine di agenti. I tribunali ricostruirono quelle violenze, che non risparmiarono gli attivisti inermi, a terra, mettendone anche in pericolo la vita.

Nel 2010 la corte d’appello di Genova ritenne colpevoli 25 dei 28 appartenenti alle forze dell’ordine accusati per le violenze. Molti reati finirono però in prescrizione.

30:06
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Blitz alla Diaz: fu tortura

Modem 08.04.2015, 08:30

Altri abusi nella caserma di Bolzaneto

Per molti fermati, però, la notte della Diaz non rappresenta la fine dell’incubo. Trasferiti il 22 luglio nella caserma militare di Bolzaneto, adibita a carcere provvisorio durante il vertice, alcuni denunciano insulti, minacce, umiliazioni e violenze fisiche durante le procedure di identificazione e custodia. Le testimonianze raccolte negli anni successivi descriveranno un sistema di abusi che porterà la magistratura ad accertare gravi violazioni dei diritti delle persone trattenute. Amnesty International definì quanto accaduto una “violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente”.  

Manifestanti no global alzano le mani mentre vengono condotti via da agenti della polizia antisommossa nel centro di Genova

Manifestanti no global alzano le mani mentre vengono condotti via da agenti della polizia antisommossa nel centro di Genova

  • Reuters

Nel 2013 la Corte di cassazione confermò in modo definitivo che a Bolzaneto erano state commesse gravi violazioni dei diritti umani. Ma, come ricorda ancora Amnesty, l’assenza all’epoca del reato specifico di tortura nel codice penale italiano concorse ad impedire sanzioni adeguate alla gravità dei fatti. Il reato di tortura sarebbe stato introdotto in Italia solo nel 2017.

Da Genova a Ginevra, cosa è cambiato

Dopo il luglio 2001 nessun vertice di tale portata fu più ospitato in una grande città densamente popolata e attraversata dalla vita quotidiana di centinaia di migliaia di persone. Genova è rimasta in questo senso, l’ultimo grande summit globale celebrato nel cuore di una metropoli. Negli anni successivi, gli organizzatori privilegiarono località periferiche, stazioni turistiche, aree montane o sedi facilmente isolabili dal resto del territorio.

G7 a Évian: la città di Ginevra si protegge dai vandalismi

G7 a Évian: la città di Ginevra si protegge dai vandalismi

  • Keystone

L’obiettivo era ridurre al minimo il rischio di contatti tra i partecipanti ai vertici e le manifestazioni di protesta, semplificando al tempo stesso la gestione della sicurezza. Sicurezza che in seguito per le autorità divenne prevalente rispetto ai diritti dei singoli. Ma su questo aspetto i cambiamenti maggiori non furono innescati tanto dai fatti di Genova, quanto - nemmeno due mesi dopo - dall’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York.

Il recente G7 di Évian-les-Bains, in Francia, con Ginevra a fare da pendant logistico per l’accoglienza delle delegazioni mostra bene come i vertici internazionali siano cambiati dopo Genova.

Più che su Évian, località di dimensioni ridotte quindi facilmente isolabile e controllabile, l’attenzione della sicurezza è stata posta su Ginevra, dove la possibilità di manifestare è stata circoscritta a un solo corteo autorizzato alla vigilia dell’apertura del vertice. Nonostante la presenza di gruppi violenti (diversi Black Bloc infiltrati) tra le migliaia di pacifici attivisti, il corteo di protesta di domenica 14 giugno 2026 si è chiuso con alcuni scontri e danneggiamenti, ma nessun ferito grave. E men che meno morti.

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A 25 anni dal tragico G8 di Genova

Telegiornale 19.07.2026, 20:00

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