Domenica l’Iran ha lanciato missili e droni contro i suoi vicini del Golfo in rappresaglia ai nuovi attacchi statunitensi, avvenuti dopo il bombardamento da parte delle forze iraniane a un mercantile che è stato abbandonato in fiamme dal suo equipaggio nello Stretto di Hormuz.
Questa ripresa delle ostilità, accompagnata dall’annuncio da parte di Teheran di una nuova chiusura dello stretto, mette ancora una volta a dura prova il cessate il fuoco teoricamente in vigore tra i due nemici, che negli ultimi giorni si sono scambiati minacce di vendetta e di distruzione totale.
Intanto, in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti, le autorità hanno dichiarato di aver affrontato domenica mattina degli attacchi aerei. Le sirene di allarme hanno suonato in Bahrein, mentre in Qatar i giornalisti dell’AFP hanno udito delle esplosioni e assistito a intercettazioni nel cielo a sud della capitale Doha.
Le autorità dell’emirato hanno confermato di aver intercettato dei missili. I Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno dichiarato in un comunicato citato dai media ufficiali di aver preso di mira una base aerea statunitense in Qatar “in risposta ai continui attacchi” degli Stati Uniti.
In precedenza l’Iran aveva annunciato la chiusura “fino a nuovo ordine” dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale normalmente transita un quinto del commercio mondiale di idrocarburi, dopo aver sparato contro un’altra imbarcazione civile.
“Diverse navi hanno tentato di percorrere una rotta non autorizzata e hanno ignorato i nostri avvertimenti e i nostri richiami”, hanno scritto i Pasdarann in un comunicato. “Una nave che aveva messo in pericolo la sicurezza marittima disattivando i propri sistemi è stata oggetto di colpi di avvertimento e fermata”, hanno proseguito.
Equipaggio abbandona nave colpita, disperso un marinaio
Secondo l’agenzia britannica per la sicurezza marittima UKMTO l’attacco è avvenuto a nove miglia nautiche (circa 17 km) a est della penisola di Moussandam, appartenente al Sultanato dell’Oman, e ha provocato un incendio a bordo. “L’equipaggio ha abbandonato la nave e si è imbarcato su una scialuppa di salvataggio”, ha precisato l’agenzia.
Da parte sua il Comando Centrale dell’esercito statunitense (CENTCOM) ha annunciato di aver sferrato circa 140 attacchi contro obiettivi militari in Iran, la terza serie da martedì, mirati a “siti missilistici e per il lancio di droni iraniani, mezzi navali, depositi di munizioni, reti di comunicazione e postazioni di sorveglianza costiera”.
I media iraniani hanno riferito di esplosioni nel sud del Paese, a Bandar Abbas, Sirik, Jask, sull’isola di Qeshm, nonché nella provincia del Khuzistan, al confine con l’Iraq, senza segnalare vittime nell’immediato. “L’Iran ha fatto una scelta sbagliata. Ora ne sta pagando le conseguenze”, ha scritto il ministro della Difesa statunitense, Pete Hegseth.
Secondo il CENTCOM la nave colpita dall’Iran è la GFS Galaxy, una portacontainer battente bandiera cipriota. “Un membro dell’equipaggio civile è disperso e la nave non è in grado di proseguire la rotta a causa di un incendio a bordo e di gravi danni subiti dalla sala macchine”, ha precisato.
Chiuso di nuovo lo Stretto di Hormuz
“Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a nuovo ordine e fino al termine degli interventi americani in questa regione; nessuna nave sarà autorizzata ad attraversarlo”, hanno scritto i Pasdaran, che hanno successivamente annunciato di aver colpito “una seconda nave che violava le norme nello Stretto di Hormuz”, senza fornire ulteriori dettagli.
Finora Teheran autorizza un unico corridoio di navigazione, lungo le proprie coste, ed esclude qualsiasi ritorno alla situazione prebellica, quando il passaggio nello Stretto di Hormuz era libero, cosa che gli Stati Uniti contestano.
Gli Stati Uniti avevano già bombardato l’Iran nella notte tra martedì e mercoledì, e poi nella notte successiva, dopo aver attribuito a Teheran la responsabilità di attacchi contro navi mercantili. Per rappresaglia, l’Iran aveva colpito obiettivi in Kuwait, Bahrein e Qatar.
Il 17 giugno Washington e Teheran hanno firmato un protocollo d’intesa, accompagnato da un cessate il fuoco, concedendosi 60 giorni per porre fine definitivamente alla guerra scatenata il 28 febbraio da un attacco israelo-americano contro l’Iran. Da allora, il presidente americano Donald Trump ha affermato più volte che tale cessate il fuoco era “terminato” a causa degli attacchi iraniani contro le navi, pur autorizzando il proseguimento dei colloqui con l’Iran.
La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha inoltre avvertito sabato che la “vendetta era inevitabile” dopo i funerali di suo padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso all’inizio degli attacchi israelo-americani. “Questi criminali, i cui nomi figurano in una lista, porteranno con sé nella tomba il desiderio di una morte serena nel proprio letto”, ha scritto Mojtaba Khamenei, nominato guida suprema a marzo, ma che da allora non è più apparso in pubblico.
Venerdì, Donald Trump aveva accusato l’Iran di volerlo far assassinare e aveva promesso ancora una volta “di decimare e distruggere completamente tutte le regioni dell’Iran” se avesse tentato di farlo.

Hormuz: nuovo ultimatum degli Stati Uniti all'Iran
Telegiornale 11.07.2026, 12:30



