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Il Nobel: debito USA troppo alto

Nostra intervista a Edmund Phelps, premio Nobel per l’economia nel 2006 - In America la crisi aggravata da mancanza di spirito d’impresa

  • 14 maggio 2020, 14:30
  • 10 giugno 2023, 00:54

L'intervista di Emiliano Bos a Edmund Phelps

RSI Mondo 14.05.2020, 03:25

  • ©Columbia University - Photo Diane Bondareff
Di: Emiliano Bos – corrispondente RSI dagli Stati Uniti

“Siamo messi male dal punto di vista della mentalità, delle aspettative e dei valori. Gli anni di Trump non hanno aiutato per nulla, anzi il solco si è approfondito. Ora dobbiamo uscire da un buco ancora più profondo rispetto a prima”.

Non è ottimista il professor Phelps, considerato il padre dei neo-keynesiani, Premio Nobel per l’economia nel 2006 e direttore del “Centro sul capitalismo e la società” alla Columbia University. È un economista di fama internazionale, autore di numerosi libri, l’ultimo uscito pochi giorni fa.

In una lunga conversazione telefonica dalla sua casa di New York esprime timori e dubbi sulla ripresa, e sui tempi lunghi della crisi provocata dal coronavirus.

Si dice convinto che agli Stati Uniti oggi manchi quella creatività imprenditoriale che ha distinto una fase della sua economia. Adesso con oltre 30 milioni di disoccupati, il COVID19 ha solo aggravato il quadro.

Non ci sono dubbi: l’economia americana ha bisogno di nuovi aiuti governativi, in aggiunta ai 2mila miliardi di dollari già stanziati. Lo ha detto anche il presidente della FED, Jerome Powell. E al Congresso è già pronta una proposta dei democratici per un altro mega-pacchetto di 3mila miliardi, per facilitare la ripresa.

Qualcuno però dovrà poi pagare quel deficit, osserva Phelps, che nel 2006 ha ricevuto il Nobel per i suoi studi sulle relazioni tra gli effetti a breve e lungo termine delle politiche economiche. Ma la sua analisi non si ferma alle incognite dell’immediato futuro.

RG 12.30 del 14.05.20: il premio Nobel Edmund Phelps al microfono di Emiliano Bos

RSI Mondo 14.05.2020, 13:28

Va oltre. Anzi, va a ritroso. E risale fino agli Anni Sessanta, quando è terminata l’età dell’oro dei valori imprenditoriali, di quello spirito “rinascimentale” – cosi lo definisce – che ha plasmato un’epoca dell’economia e dell’innovazione a stelle e strisce. Una disamina articolata è contenuta proprio nel volume appena pubblicato, che si intitola “Dynamism”. Un dinamismo che a suo parere si è perso, malgrado i fuochi d’artificio della New Economy per tre lustri, ma che oggi si sono affievoliti.

Nell’intervista alla RSI, Phelps non propone ricette magiche. Ma insiste sulla necessità di tornare a quei valori: dinamismo, appunto, ma anche creatività, spirito di intraprendenza. Ripartire dai valori dell’umanesimo: è curioso che un economista americano 87enne citi Pico della Mirandola come un naturale interlocutore per riscoprire e rilanciare proprio quell’impeto creativo dell’homo faber rinascimentale, capace di costruire se stesso.

Ecco, anche l’America ha bisogno di una rinascita creativa.

Non solo capitali, ma idee e motivazione. Per questo è necessario ripensare il suo sistema scolastico. Occorre ripartire dai grandi classici, Aristotele e le tragedie greche, i grandi filosofi. “Adesso - ci dice Phelps con un filo d’amarezza – qui negli Stati Uniti ci sono studenti che arrivano al college senza quasi aver letto queste opere”.

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