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In Cechia è quasi pareggio

Il partito ANO del controverso premier Babis praticamente alla pari con l'alleanza "Insieme" nelle legislative ceche - Storica disfatta comunista

  • 9 ottobre 2021, 20:43
  • 10 giugno 2023, 14:57
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RG 18.30 del 09.10.2021 La corrispondenza di Fabio Turco

RSI Mondo 09.10.2021, 20:43

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Di: ATS/pon

Le accuse di malversazioni finanziarie, di frode sui fondi europei e di evasione fiscale, dopo che il suo nome è apparso in settimana nell'inchiesta sui "Pandora Papers", non hanno impedito al premier uscente Andrej Babis di ottenere l'appoggio di oltre un quarto dei cittadini nelle legislative ceche di questo fine settimana. Il suo partito populista ANO (che è l'acronimo per Azione dei cittadini insoddisfatti ma allo stesso tempo significa "Sì") ha conquistato circa il 27% dei suffragi a spoglio quasi ultimato.

"Babisconi", come viene soprannominato anche dai sostenitori il controverso miliardario, può contare sull'appoggio del capo dello Stato Milos Zeman. Al presidente - che ha grossi problemi di salute - spetta la scelta del prossimo capo del Governo, ma il magnate dei media e dell'agroalimentare, anche se indicato avrà delle difficoltà a costituire una maggioranza. L'Esecutivo attuale con i socialdemocratici poteva contare infatti sull'appoggio esterno dei comunisti, che non potranno più garantirlo perché hanno subito una sconfitta storica. Rimasti sotto la soglia di sbarramento del 5%, saranno esclusi dal Parlamento per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Un partner potenziale potrebbe essere l'estrema destra antimusulmana guidata dall'uomo d'affari di origine giapponese Tomio Okamura, che ha ottenuto il 10% dei voti. Sul fronte opposto, però, dovrebbero trovare più punti in comune la coalizione di centro-destra "Insieme" (tre partiti che insieme fanno pure il 27%, superando di misura ANO) e l'alleanza formata dai "Pirati" e dal movimento "Sindaci e indipendenti" (che uniti rappresentano il 15%). Questi due schieramenti accordandosi controllerebbero un po' più della metà dei 200 seggi del Parlamento e sarebbero quindi in grado di governare.

La partecipazione ha raggiunto il 65%, cinque punti in più rispetto al 2017, in un Paese di 10,7 milioni di abitanti la cui economia si sta riprendendo dagli effetti della pandemia ma i cui conti pubblici risentono degli aumenti delle pensioni e dei salari dei funzionari.

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