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La Cina pensa a una “Grande Muraglia sotterranea”

Proposta una rete di infrastrutture per proteggere le risorse chiave, in particolare quelle energetiche oggi sempre più esposte ai rischi legati ai conflitti

  • 2 ore fa
Pechino vuole rendersi meno vulnerabile
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La Cina pensa a una Grande muraglia sotterranea

SEIDISERA 09.03.2026, 18:00

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Di: Lorenzo Lamperti, Collaboratore RSI da Taiwan

In un mondo sempre più turbolento, in cui l’energia è diventata un bersaglio, serve proteggere con nuove misure le proprie risorse chiave. È il punto di partenza della proposta di una “Grande Muraglia sotterranea”, di cui si sta dibattendo in Cina dopo l’attacco contro l’Iran e il conflitto in Medio Oriente, dove la potenza asiatica ha molti interessi legati al petrolio. L’idea è stata avanzata dalla Power Construction Corporation of China (PowerChina), un gigante statale dell’energia e delle infrastrutture, attraverso il suo capo tecnico Zhang Shishu. “I principali progetti nazionali dovrebbero dare priorità allo spostamento delle infrastrutture essenziali sotto terra per proteggerle da potenziali attacchi e renderle meno visibili”, si legge nello studio pubblicato sul Chinese Academy of Sciences, e di cui si discute durante le “due sessioni”, le riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale del Popolo (il cosiddetto “parlamento cinese”) e della Conferenza Consultiva del Popolo (dove le grandi aziende statali come PowerChina hanno dei delegati) in corso a Pechino.

La proposta è di costruire una enorme rete sotterranea per proteggere strutture critiche legate a energia e difesa, ma anche riserve strategiche. Il riferimento è ai giacimenti di petrolio e gas nelle regioni occidentali del territorio cinese, ai poli idroelettrici nel sud ovest, ma anche alle terre rare e ai metalli cruciali, le principali armi negoziali a disposizione di Pechino nel suo recente scontro commerciale con gli Stati Uniti.

Si tratterebbe di spostare le infrastrutture sotto la superficie terrestre, costruire tunnel sottoterra e predisporre sistemi di riserva strategici. Il tutto creando una rete fortificata e a più livelli. Nelle aree ricche di risorse naturali verrebbero costruiti grandi hub sotterranei per lo stoccaggio di petrolio, gas e minerali strategici. Questi centri sarebbero collegati a strutture regionali più piccole situate vicino alle città e alle principali rotte energetiche. A loro volta, queste installazioni sarebbero integrate con tunnel logistici e centri di monitoraggio in grado di coordinare il sistema in caso di emergenza. L’insieme di queste infrastrutture formerebbe una rete interconnessa capace di garantire continuità operativa anche in condizioni estreme, come attacchi militari o disastri naturali: una sorta di spina dorsale sotterranea.

La proposta è stata subito ribattezzata dai media cinesi “Grande Muraglia sotterranea”, con richiamo all’immenso sistema di barriere costruito in centinaia di anni lungo diverse regioni della Cina settentrionale per proteggere il territorio dell’allora impero.

Una protezione che torna a essere urgente nell’attuale turbolenta situazione internazionale. Già nel 2024, durante il plenum del Partito comunista cinese, la leadership aveva sottolineato la necessità di “sviluppare l’entroterra strategico della Cina e creare piani di riserva per le industrie chiave” come parte di una più ampia strategia di autosufficienza economica. La guerra in Medio Oriente aumenta il senso di urgenza, visti gli attacchi incrociati sulle riserve petrolifere dell’Iran e degli altri Paesi del Golfo. La necessità di aumentare l’autosufficienza energetica è entrata tra le priorità delle “due sessioni”, che si chiuderanno giovedì 12 marzo con l’approvazione del piano quinquennale 2026-2030.

La sicurezza delle catene di approvvigionamento energetico non può più essere considerata garantita in un sistema internazionale sempre più frammentato. Spostare le riserve sottoterra e lontano dalla più vulnerable costa orientale mira a ridurre i rischi di eventuali blocchi commerciali o persino di scenari estremi di crisi militari con gli Stati Uniti o col Giappone.

Dal punto di vista tecnico, la Cina possiede già competenze significative nel campo delle infrastrutture sotterranee e ha costruito alcune opere ingegneristiche assai imponenti, dalle grandi dighe ai sistemi ferroviari ad alta velocità. Non vanno dimenticate le infrastrutture militari. Pechino ha già costruito una vasta rete di bunker e tunnel (che sarebbe in ulteriore espansione) per il proprio arsenale nucleare. Negli ultimi anni, la Cina ha inoltre investito molto nelle tecnologie di perforazione ultra-profonda, che consentono di esplorare e lavorare a diversi chilometri sotto la superficie terrestre.

Nonostante tutto questo, la realizzazione di un sistema così vasto presenta anche enormi difficoltà. La costruzione di tunnel profondi, depositi sotterranei e centri di comando richiede investimenti finanziari giganteschi e molti anni per essere completato. Inoltre, le condizioni geologiche delle regioni occidentali della Cina sono particolarmente complesse: alta pressione, temperature elevate e rischio di fratture della roccia possono rendere gli scavi estremamente difficili.

Appare più probabile che la Cina adotti un approccio graduale, sviluppando inizialmente una serie di hub sotterranei regionali piuttosto che una singola rete continua che attraversi l’intero Paese. In questo scenario, i depositi energetici e le infrastrutture di difesa verrebbero costruiti in punti strategici selezionati, creando una struttura distribuita capace di garantire sicurezza senza richiedere un’unica gigantesca opera ingegneristica. In ogni caso, l’idea è destinata a non cadere nel vuoto.

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RG 07.00 del 02.03.2026 La corrispondenza di Lorenzo Lamperti

RSI Info 03.03.2026, 17:12

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